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Il generale non sia l’arma dell’opposizione

La sinistra è un serpente a sonagli con la testa schiacciata: non morde più, ma la coda fa ancora rumore. Sarebbe il colmo se la coda diventasse la sua arma

Nella foto Roberto Vannacci Cernobbio - Italia - Cronaca Sabato, 05 Settembre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Second day of the 52nd Ambrosetti Cernobbio Forum Cernobbio - Italy - News Saturday, 05 September, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

Vannacci è un pericolo? È un’arma in mano alla sinistra? Sì, se gliela lasciamo. Questo è il mio pensiero, e lo dice la mia esperienza. Non è infallibile, ma le scommesse in politica le ho vinte tutte, a cominciare dalla prima: nel 1993, sull’Indipendente, proposi a Berlusconi di mettere insieme Lega e Msi, e consigliai a Fini di togliersi la camicia nera e di indossare una Brooks Brothers. Mi presero per matto. Andò come sapete.

Partiamo dai fatti. La sinistra non ha più in mano la testa della gente. Per decenni l’ha avuta: possedeva i giornali, le televisioni, le case editrici, e decideva che cosa si poteva pensare e che cosa no. Quel tempo è finito. Gli italiani si sono stancati di chiedere il permesso. Ma chi perde la testa non perde subito la voglia di vincere, e cerca un trucco. Il trucco è il gioco delle tre carte, e la carta buona si chiama Vannacci.

Non dobbiamo sottovalutare Vannacci. Il generale non è un fenomeno da baraccone, anche se gli piace fare la parte. Tre anni fa scrisse Il mondo al contrario, se lo stampò da solo e vendette centinaia di migliaia di copie. Io lo lessi. Non era il libro di un lesso, detto anche bollito. Diceva una cosa semplice, che la gente comune pensa da anni: una minoranza non può comandare sulla vita di tutti. E la minoranza non sono gli omosessuali, gli immigrati o quelli che stanno sul divano con il reddito di cittadinanza. È l’élite culturale che li ha trasformati in argomenti proibiti. La gente questo lo ha capito, e in Vannacci vede uno che lo dice ad alta voce. Questa è la sua presa. Chi lo ridicolizza non la scalfisce, la rafforza.

Ma a Vannacci dico: non si sopravvaluti. In Parlamento ha cinque o sei fedeli, e con quei cinque o sei vota sempre contro il governo. E per giunta si è rimesso la camicia nera, quella che Fini si tolse trent’anni fa. La sinistra gode. Non ha mai vinto contro la destra: ha vinto solo contro il fascismo, l’unico avversario che sa combattere. Per questo lo cerca dappertutto, e se non lo trova se lo fabbrica. L’intelligenza col nemico è tattica, e la tattica ha un limite, che è il buon senso. Non si può giocare a confondere la gente che ti ha creduto. La gente non ha comprato il suo libro per vedere Schlein a Palazzo Chigi.

Ed ecco il serpente. La sinistra è un serpente a sonagli con la testa schiacciata: non morde più, ma la coda fa ancora rumore. Sarebbe il colmo se la coda diventasse la sua arma. Guardate come lo tratta: con una mano lo isola, a Cernobbio hanno provato a boicottarlo; con l’altra lo gonfia, lo invita nei talk show, lo presenta come l’unico vero uomo di destra. Perché un Vannacci solo, fuori

dalla coalizione, vale per Schlein più di qualunque suo candidato. Questo è il gioco. È molto pericoloso per il Paese, e non so quanto il generale se ne renda conto.

Adoro Giorgia ma non soffro di inchinite, ho già fin troppi guai per aggiungere alla mia farmacopea una supposta contro il piegamento di schiena. Perciò le dico da amico: la sua forza è enorme, il record lo dimostra. È ovvio che non possa né voglia resuscitare alcun orbace, come sognano a sinistra: lo ha detto e lo ha dimostrato. Proprio per questo può permettersi un accordo. Chi è forte tratta. Chi ha paura chiude la porta, e dietro la porta la gente non capisce più chi sta con chi.

Resto convinto della buona fede di Vannacci. Chi ha scritto quel libro non è un traditore. Può essere ingannato da qualcuno più furbo di lui, ma dove stanno, a sinistra, questi furbi? Non ci sono. La gente spera nella riconciliazione: un Vannacci in seconda fila, in giacca e non in camicia nera, che faccia il grillo parlante quando la linea si ammorbidisce, non la quinta colonna della sinistra.

Il serpente ha perso la testa. Gli resta la coda. Non regaliamogliela.

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