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“Il premio elettorale al 42% è un golpe”. Ma loro lo votarono al 40

Cuperlo, Braga, Orfini e Boccia nel 2015 lodavano l’Italicum perchè dava stabilità

Altro che rinnovamento. Nel Pd siciliano domina l'apparato

La più agguerrita oppositrice tra le file del Pd alla legge elettorale è la capogruppo alla Camera Chiara Braga. La dem, una fedelissima della segretaria Elly Schlein, grida al «colpo di mano». 15 settembre 2026: «Un premio di maggioranza abnorme», tuona Braga. Il 17 luglio è ancor più netta: «Legge elettorale sbagliata, che altera gli equilibri del nostro sistema, indebolisce il rapporto tra eletti ed elettori».

La principale accusa che il Pd muove alla riforma elettorale è l’introduzione del premio di maggioranza: la coalizione che arriva prima, a patto che superi la soglia del 42% dei voti, incassa un premio di maggioranza in seggi, che può arrivare fino al 55%, 56%. Norma motivata dalla maggioranza con la necessità di aver una maggioranza e un governo stabile.

Per il Pd è un colpo alla democrazia. Non c’è solo Braga a salire sui tetti. Un altro big del Pd è sceso in campo. Gianni Cuperlo attacca a testa bassa: «Lo Stabilicum prevede un premio di maggioranza spropositato» affonda tra gli applausi Cuperlo. Una battaglia, quasi di vita o di morte. Matteo Orfini, il giovane turco, in un’intervista al Dubbio chiama i compagni alla resistenza: «Una legge irricevibile. Si droga il principio di rappresentanza perché una legge così maggioritaria dopo il taglio dei parlamentari, che in teoria doveva essere accompagnato da una legge proporzionale, scassa gli equilibri costituzionali, mettendo una minoranza elettorale quasi nella condizione di eleggere da sola il presidente della Repubblica». Quattro giorni fa nell’Aula di Palazzo Madama, il capogruppo Pd Francesco Boccia ha fatto spellare le mani ai colleghi di partito durante il suo «commovente» intervento: «Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea è di democrazia la vostra? Forse che si arriva al Colle, si nominano i 5 giudici della Corte costituzionale perché questa formazione così straordinariamente voluta dai Costituenti non vi è mai piaciuta, così come la Costituzione che non riuscite a sentire vostra infatti fate fatica a definirvi antifascisti». Cuperlo, Braga, Orfini e Boccia. Ricordate questi 4 nomi? Fate un salto indietro di 11 anni. Nel 2015. Erano tutti e 4 in Parlamento per votare, applaudire e dare lezioni di stabilità quando Maria Elena Boschi imponeva il sì al premio di maggioranza contenuto nella riforma elettorale battezzata Italicum. Con una piccola differenza, tra oggi e 11 anni fa. La riforma voluta dalla «costituente Boschi» introduceva un premio di maggioranza, fissato al 40% e con l’abolizione del Senato. Una distorsione elettorale enorme, concentrando tutto il potere legislativo nelle mani di un partito e in una sola Camera. Eppure, Cuperlo rivendicava il suo sì: «Serve stabilità al Paese». Boccia alzava la manina per dire ok alla riforma Boschi-Renzi. Orfini organizzava la sua truppa di Giovani Turchi, per mollare D’Alema e Bersani e appoggiare la riforma renziana. E la giovane Braga, che oggi si farebbe incatenare per un premio di maggioranza al 42%, non batteva ciglio e votava sì all’Italicum che prevedeva un premio al 40%. Almeno una trentina di attuali parlamentari, tra cui Anna Ascani, Enzo Amendola, Dario Franceschini, votò l’Italicum senza gridare al colpo di mano.

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