È un paradosso vedere un partito che porta il nome «Democratico» mobilitarsi contro una legge finalmente democratica, ovvero una legge che, reintroducendo le preferenze, restituisce ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. La verità è che il Pd non teme lo «Stabilicum», ma la fine di un’epoca.
Per anni, la sinistra ha fatto della stabilità un’alchimia di palazzo, governando spesso senza un mandato chiaro, protetta da liste bloccate e giochi di correnti. Ora che le regole cambiano e si torna al voto reale, la reazione è comica. Quel che per il Paese è un ritorno alla normalità, per loro è diventato un insopportabile «Rosichellum». Protestano perché, senza che tutte le poltrone siano assegnate d’ufficio, il loro sistema di potere rischia di implodere. Hanno usurpato il nome «Democratico» per decenni, ma di fronte alla vera democrazia quella in cui conta il consenso dell’elettore e non la fedeltà al capobastone preferiscono alzare barricate. Adesso, c’è da scommetterci, cominceranno un gioco al massacro per spingere alla contestazione pubblica di una legge che, anche per un cretino, è infinitamente meglio di quella porcata che era in vigore fino all’altro giorno.
