C’è una buona notizia: il pedofilo islamista è finito in cella. E sia lodato il cielo, o chi per esso. Ma non illudetevi, la vera notizia non è il carcere, è lo shock della sinistra: come hanno osato arrestare qualcuno che, secondo la nuova vulgata woke in cerca di autore, stava solo esercitando il suo diritto culturale alla complessità? Siamo entrati nell’era del «sìmaismo». È la nuova frontiera progressista, quella che viviseziona la realtà con un bisturi spuntato. La logica è ferrea: sì, violare una minorenne è sbagliato, ma chissà quante frustrazioni ha patito il soggetto. Sì, travolgere passanti in auto è deprecabile, ma la colpa è della nostra società che non lo ha integrato a dovere. È il grande gioco dell’immunità elettorale per procura: se sei straniero, il tuo reato diventa un fenomeno sociologico, una medaglia al valore del vittimismo. Un passe-partout per l’Europarlamento come nel caso di Ilaria Salis che, almeno, è coerente. Lo dice. Il Giornale invece scava, pubblica video, inchioda l’estremismo radicalizzato. E la sinistra in tutta risposta pratica il silenzio selettivo. Perché i fatti, quelli veri, quelli crudi, non si piegano mai alla narrazione di Schlein e Conte. La realtà è una bestia che morde, e il «sìmaismo» non è altro che il tentativo disperato di metterle un collare di velluto. Ma la cronaca, purtroppo per loro, non ha sfumature ideologiche. Ha solo vittime. E colpevoli.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.