Una puntata realizzata e mai andata in onda. Un’inchiesta che aveva al centro Banca Progetto e che, per ragioni che Sigfrido Ranucci non avrebbe mai chiarito fino in fondo neppure a chi ci aveva lavorato, è rimasta nel cassetto. E non si trattava certo di un argomento marginale. Banca Progetto è finita al centro di una delle vicende più delicate del sistema creditizio italiano. Il 24 ottobre 2024 il Tribunale di Milano, su richiesta della Procura e della Direzione distrettuale antimafia, dispose la nomina di un amministratore giudiziario. Il provvedimento partiva da circa 10 milioni di euro di finanziamenti, coperti da garanzia statale, concessi a società riconducibili a soggetti legati alla criminalità organizzata. E la contestazione contenuta nel decreto era pesantissima sul piano dei controlli: secondo quanto successivamente ricostruito dalla stessa Banca d’Italia davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, alla base vi sarebbero state «gravi carenze» nei processi di concessione e monitoraggio del credito e un’inerzia nel porvi rimedio nonostante le sollecitazioni della Banca d’Italia e dell’Unità di informazione finanziaria. È dentro questa storia che si collocava l’inchiesta preparata da Report e mai trasmessa. E proprio per questo è importante capire perché quel lavoro sia rimasto nel cassetto e quali siano state le ragioni editoriali che portarono Ranucci a fermarlo. C’è però un nome che lega due vicende: Antonio Pulcini. Quest’ultimo compare su piani che finiscono per incrociarsi. Da una parte c’è il fronte Banca Progetto e il reticolo di rapporti oggetto degli accertamenti giudiziari. Dall’altra un rapporto diretto con Ranucci che nulla ha a che vedere con l’attività giornalistica: quello relativo al Cefalù Bistrot, il ristorante di Lavitola. Pulcini ha confermato l’incontro spiegando che riguardava la questione delle «mura» del locale. Ranucci, dunque, si sarebbe mosso in veste di mediatore per cercare di favorire un accordo che avrebbe consentito a Lavitola di arrivare all’acquisto dell’immobile che ospitava il Cefalù. Un interessamento tutt’altro che astratto: dopo un pranzo (e si tratterebbe solo di uno dei tanti incontri) tra Ranucci, Lavitola e i Pulcini sarebbe arrivata anche una proposta economica da 490mila euro tra debiti pregressi e rate. Il tutto è certificato da una mail che Pulcini invia a Lavitola il 28 marzo del 2024 alle 10:08: «Buongiorno, vorrei conferma su questi pagamenti», scrive l’imprenditore al faccendiere allegando i vari acconti e il saldo del mutuo residuo. Ed è qui che le due storie inevitabilmente si sfiorano.
Perché mentre Ranucci intratteneva questa interlocuzione con Pulcini per una questione privata che riguardava direttamente Lavitola, nella redazione di Report sarebbe maturata un’inchiesta su Banca Progetto destinata a non essere trasmessa. Ma nei rapporti e nei colloqui tra Ranucci e Pulcini entrò mai anche Banca Progetto? Esiste un collegamento tra quelle interlocuzioni e la decisione di non mandare in onda il servizio? Ora bisogna ricostruire perché un’inchiesta simile non sia mai stata trasmessa e verificare se quella scelta editoriale c’entri con la rete di rapporti che, contemporaneamente, portava Ranucci a sedersi al tavolo con Pulcini per aiutare Lavitola. E a chiarire i dubbi potrebbe essere proprio l’ex compagna del faccendiere, Natalia Potenza, che sarà sentita oggi dal pm Edoardo De Santis.