«Italia promossa, ma serve altro rigore»

RomaRiforme per favorire la crescita economica e l'occupazione. L'Europa comincia a temere per davvero l'impatto sociale di anni di stagnazione o recessione, e dell'alto numero di disoccupati in molte parti del continente. Spaventata dal secondo anno consecutivo di recessione e dal continuo aumento dei senza lavoro, Bruxelles incomincia lentamente a cambiare le parole d'ordine e concede a due grandi Paesi, la Francia e la Spagna, due anni di tempo in più per raggiungere un deficit pubblico inferiore al 3% del Pil. Alla Germania viene chiesto di fare di più per la crescita. L'Italia, come largamente anticipato, esce dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, insieme con Ungheria, Lettonia, Lituania e Romania.
Il rigore di bilancio sembra, almeno nelle parole, in leggera discesa nella scala delle priorità. «Il consolidamento dei conti pubblici deve andare avanti con un passo che tenga conto della situazione dei singoli Paesi - spiega il presidente della Commissione, Manuel Barroso - e vanno invece rafforzati gli sforzi per realizzare le riforme» favorevoli alla crescita.
Ma attenzione: la passione per il rigore resta sempre nel cuore della Commissione, specie per quanto riguarda il nostro Paese. «A causa del debito molto elevato, l'Italia non deve rallentare gli sforzi», dice Barroso. Aggiunge il commissario all'Economia Olli Rehn: «L'Italia ha margini di sicurezza molto piccoli per mantenere il deficit sotto il 3% a causa della decisione di intervenire sul terreno fiscale (con il taglio dell'Imu, ndr)». Nelle sei raccomandazioni che accompagnano l'uscita dalla procedura di infrazione, Bruxelles ricorda che l'Italia, a parità di gettito, dovrebbe alleggerire il carico fiscale sul lavoro, compensandolo con un maggiore prelievo sui consumi e gli immobili. Il margine di sicurezza, che quest'anno vale all'incirca uno 0,5% di Pil «deve essere usato per misure favorevoli al lavoro e alla crescita, e per pagare i debiti della Pubblica amministrazione italiana», avverte Rehn.
«La chiusura della procedura è merito di tutti gli italiani», commenta Enrico Letta. «Raccogliamo il frutto del lavoro dei precedenti governi - aggiunge il presidente del Consiglio - : quanto a noi l'impegno è di rispettare gli obblighi europei e applicare il programma su cui è stata votata la fiducia». Adesso il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni si aspetta «una risposta positiva anche dal mercato, elemento importente per le nostre politiche future». L'Italia è stata promossa, commenta il vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani, ma adesso occorre avviare le riforme indicate nelle raccomandazioni: mercato del lavoro più flessibile, sistema bancario più produttivo, Pubblica amministrazione più efficiente, apertura alla concorrenza nei servizi.
L'enfasi della Commissione su crescita e lotta alla disoccupazione, piuttosto che sull'austerità di bilancio, sta provocando qualche problema fra Bruxelles e Berlino, anche se il governo tedesco non ha chiesto che il documento della Commissione venisse modificato. Il quotidiano spagnolo El Pais parla di frizioni fra Barroso e la cancelliera Angela Merkel, in particolare sul piano europeo contro la disoccupazione giovanile. Dei sei miliardi previsti dal piano, all'Italia dovrebbe arrivarne uno (compreso però il co-finanziamento nazionale).
Alla Germania, l'Europa chiede politiche favorevoli alla crescita dei consumi e della domanda interna, anche con retribuzioni più elevate e riduzione del prelievo fiscale. «Per la prima volta i Paesi ricchi vengono invitati a fare di più per la crescita: investire nei consumi significa aiutare gli altri, mentre i Paesi che devono rimettersi in sesto hanno più tempo per farlo», spiega Tajani. Oltre a Francia e Spagna, Bruxelles ha concesso due anni di tempo in più a Slovenia e Polonia, ed un anno a Olanda e Portogallo, per rientrare nei parametri previsti dai Trattati.

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