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L’ultima sfida dei riformisti alla Schlein. "Vogliamo le preferenze, non temiamo le urne"

Elly è contraria perché teme gli oppositori interni. Ma non può dirlo

L’ultima sfida dei riformisti alla Schlein. "Vogliamo le preferenze, non temiamo le urne"
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C' è una battaglia che si sta consumando sotto traccia nel cosiddetto campo largo. Ed è una battaglia che vede da una parte i cosiddetti riformisti e moderati della compagine progressista e dall'altra la segretaria del Pd, Elly Schlein. Oggetto della contesa: la reintroduzione delle preferenze nel sistema di voto, in esame a Montecitorio, ribattezzato Bignami-bis. Qualche giorno fa è uscito un appello bipartisan, firmato tra gli altri dall'azzurra Deborah Bergamini ma anche - dettaglio di non poco conto - da Chiara Gribaudo, deputata democrat di rito schleniano, dove si invocava un no forte e convinto alle preferenze perché «tendono a penalizzare la rappresentanza femminile».

Appello che è stato subito letto in controluce dall'area centrista della coalizione di centrosinistra e dai moderati del Pd. Perché dietro il manifesto bipartisan sembra celarsi la contrarietà di «Elly» alla battaglia delle battaglie sulle preferenze. La segretaria del Nazareno non le desidera ma non lo può dire. Favoleggia di tifare per le preferenze. Ma di fatto auspica sotto traccia che non se ne farà nulla perché vuole evitare di farsi travolgere dagli oppositori interni

e da vari cacicchi sparsi nei territori. Il disegno non dichiarato della segretaria è più o meno questo: sperare che vengano affossate dal grande gioco dei veti incrociati così da addossare la responsabilità dell'insuccesso a chi nella maggioranza rema contro le preferenze. Non a caso si fa notare che sabato scorso, intervistata da Francesco Bei di Repubblica, alla domanda proprio sulle preferenze, la risposta della segretaria è apparsa timida e contraddittoria: «È chiaro che siamo contrari alle liste bloccate, ci sono anche dei nostri emendamenti per superarle, ma non cadiamo nella trappola di pensare che una pessima legge come questa diventi una buona legge se cambiano questo aspetto, rimangono tutti gli altri problemi».

In questo contesto ieri Raffaella Paita e Maria Elena Boschi, due renziane doc di Casa Riformista, sono intervenute proprio sul tema rispondendo di fatto all'appello bipartisan e a chi come Schlein sponsorizza le liste bloccate: «Rinunciare alle preferenze perché almeno vengono elette più donne significa avere una idea della politica e delle donne che noi non condividiamo. Le preferenze restituiscono potere ai

cittadini. Casomai è importante consentire la doppia preferenza di genere, ma negare le preferenze significa allontanare i cittadini dalle decisioni». E sempre in questa chiave è toccato a Lia Quartapelle, deputata del Pd di rito riformista, inviare un messaggio ai vertici del Nazareno: «Credo che la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale possa fare bene alle donne, in politica e fuori. Sostenere le liste bloccate significherebbe, a mio avviso, schierarsi per la conservazione di un sistema che limita la partecipazione anziché ampliarla. È una sfida difficile, ma proprio per questo, in un momento in cui il governo e l'opposizione sono guidate da due donne, credo che valga la pena raccoglierla».

Ma Elly sembra faccia finta di non sentire. Non ha alcuna intenzione di convertirsi alle preferenze. D'altro canto, il suo unico obiettivo è far in modo che nel prossimo Parlamento i gruppi di Camera e Senato siano di stretta osservanza schleniana.

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