Angelo Bonelli non ha contato fino a dieci, che sui social è cosa giusta e misericordiosa da fare, anche a volte sforare a undici, e si è fatto ingolosire dall’occasione. Ieri pomeriggio, dimenticandosi di quanto aveva pubblicato il giorno prima, si è lanciato a capofitto sul post pubblicato dagli account della Farnesina pur di criticare il ministro Antonio Tajani, il Ministero degli Esteri e Giorgia Meloni.
L’innesco, irresistibile quanto insidioso, gli è stato offerto dell’espressione ritorsione, utilizzata dall’account ufficiale degli Esteri per commentare il ripristino dei controlli del governo spagnolo alle frontiere interne per i viaggiatori provenienti dall’Italia, ma anche per pubblicizzare i numeri di assistenza consolare.
L’uso di quel sostantivo femminile ha fatto scattare l’indignazione bonelliana, al pari del matador che nell’arena provoca il toro agitandogli sotto il naso la muleta, così il buon Angelo non ha saputo resistere alla ritorsione si è lanciato a testa bassa all’attacco. “La Farnesina – ha scritto ricondividendo il post - l’istituzione guidata da Tajani che dovrebbe essere il luogo della diplomazia, usa un linguaggio da coatti e si piega alla propaganda becera della Meloni che usa il suo potere per recuperare consensi e il rapporto con Trump”.
Il punto è che mentre censura il linguaggio da coatto – qui val la pena ricordare che nel gergo popolare romano il termine descrive una persona dai modi rozzi e spicci – Bonelli sembra dimenticare del tutto che a proposito di coattitudine lui non è stato da meno. Senza andare troppo indietro nel feed potremmo chiedergli se è da coatti o meno pubblicare un video, come ha fatto l’altrieri, in cui nei primi secondi si fa riprendere spaparanzato in bermuda a prendere il sole sulla seggiola e per completare la scenografia pro audience si porta da casa anche l’ombrellone.
Una sceneggiata costruita per raccontare quanto la siccità sta prosciugando il Po e i fiumi italiani. Un tema serio si dirà, anzi serissimo, ma raccontato decisamente da coatto.
