Io sto con gli ebrei, anzi con le democrazie, ma sento il rumore sinistro di una bandiera di Hamas che sventola, impudica, proprio davanti a Montecitorio. La fotografia che inchioda la sinistra italiana non ha bisogno di didascalie: è il manifesto di un cortocircuito logico e morale. Mentre un regime terrorista mitra in pugno e odio nel cuore impone la sua agenda, la nostra politica di sinistra si arrampica sugli specchi, urlando «no» a qualsiasi legge provi a frenare l’antisemitismo tornato a infestare le piazze d’Europa. È la mutazione genetica della Storia: chi sognava la fine di Israele ora siede, complice o distratto, a sinistra. Niente prese di distanze, anzi: alleanze, occhiolini all’islamismo radicale e quella lenta, inesorabile infiltrazione omeopatica che sta corrodendo la nostra democrazia, goccia dopo goccia, dalla Laguna veneta fino ai banchi del Parlamento. Ma guai a fiatare! Il pericolo, dicono, sono i fantasmi a destra. Intanto la jihad è in casa. Difendiamoci, prima che la pioggia diventi alluvione.

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