Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
In evidenzaAggiornato alle ore 10:45
Interni

La multinazionale dei black bloc e il raid in nome di Fakir

Lo scontro con le forze dell’ordine ideato dopo il caso di Bologna

Durante le proteste dei No Tav, il cantiere di Chiomonte in Valle di Susa � stato attaccato su vari fronti da alcune centinaia di antagonisti che hanno lanciato bombe carta e pietre, mentre le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti. Torino 25 luglio 2026. ANSA/BRUNO BRIZZI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Smoke billows from a fire as anti-TAV activists storm the Turin-Lyon construction site during a No Tav protest in Chiomonte, Susa Valley, northern Italy, 25 July 2026. Hundreds of protesters stormed the work site of a planned high-speed train line between Turin and Lyon (TAV) near Turin, throwing firecrackers and stones and clashing with police, who deployed tear gas and water cannons. The controversial TAV (Turin-Lyon high-speed rail link) project is a 270km-long railway line that will connect the Italian and French high-speed rail networks. ANSA/BRUNO BRIZZI

Un’azione pianificata, coordinata e tutt’altro che casuale che ha coinvolto non solo i mondi No Tav e antagonisti italiani ma che ha portato in Piemonte i professionisti della violenza da tutta Europa. Sabato scorso sono arrivati nei cantieri del Torinese, in occasione del Festival dell’Alta Felicità, black bloc da Spagna, Gran Bretagna e Francia con un unico intento: fare disordini e attaccare la polizia. In particolare dalla Francia sono partiti il maggior numero di antagonisti ma, ciò che più colpisce, è il fatto che abbiano rivendicato anche sui social network le loro azioni, segno di una impunità che ritengono di avere quando agiscono.

D’altro canto non è un caso che le violenze avvenute sabato con decine tra poliziotti e carabinieri feriti negli scontri siano successe proprio questa settimana. Era da mesi, se non anni, che non si assisteva a scontri di tale entità nei cantieri No Tav. Una settimana di campagna politica e mediatica di delegittimazione dello Stato e della polizia dopo la morte di Fakir a Bologna hanno dato i suoi frutti con una complicità morale di chi ha subito additato i poliziotti come colpevoli. Una delle scritte comparse nei luoghi degli scontri era proprio «Sbirro brucia. Fakir è vendicato».

L’aspetto più preoccupante è però il coordinamento internazionale che la rete antagonista è ormai in grado di mettere in atto con decine di persone che arrivano da oltre confine per partecipare alle violenze. Un modus operandi già avvenuto durante i cortei contro lo sgombero di Askatasuna che si è ripetuto questa volta con tanto di fotografi amici a immortalare gli assalti alla polizia.

Un account francese legato alla galassia antagonista ha pubblicato su Instagram le foto delle camionette dei Carabinieri bruciate scrivendo: «Mobilitazione nella Valle di Susa contro il progetto della linea ferroviaria tra Lione e Torino, diverse decine di migliaia di persone si sono riunite contro questo progetto catastrofico. Un convoglio è entrato nel cantiere e ha causato gravi danni con l’obiettivo di ritardare il progresso del lavoro il più possibile».

Un altro account ha invece caricato sui social (come se fosse un contenuto normale) una fotografia dei black bloc che lanciano pietre contro la polizia corredata dalla scritta: «Decine di migliaia di manifestanti in Val di Susa per l’Alta Felicità! Una manifestazione No Tav, condotta in modo molto offensivo contro i cantieri. Un’energia pazzesca, una vera emozione collettiva e una forza incredibile sul campo».

C’è poi una caratteristica che collega i profili social degli antagonisti di tutta Europa ed è la battaglia per la Palestina e per Gaza che, come il no all’alta velocità, diventa una scusa per portare avanti atti violenti e attaccare la polizia.

Scorrendo icanali social di queste figure francesi balza subito all’occhio come si tratti di personaggi che seguono i principali disordini che avvengono in Francia ma sono molto attivi anche sul versante italiano e hanno partecipato ai cortei organizzati aGenova nelle ultime settimane per i25anni dal G8. Non bastavano i delinquenti di casa nostra, ora l’Italia rischia di diventare il luogo di ritrovo anche degli antagonisti di tutta Europa.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.