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La puntata di Report su Renzi in autogrill? Una soffiata degli 007. E Conte la vide prima

Una fonte conferma: il leader 5S seppe del filmato quando era ancora a Palazzo Chigi. E la nomina di Mancini saltò

Fermo immagine del servizio della trasmissione di Rai3 'Report' dedicato all' incontro in autogrill tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il l capocentro del Dis Marco Mancini, 10 maggio 2021. "Non � stato negato alcun diritto di replica all'onorevole Renzi. L'inchiesta di questa sera conterr� la seconda parte dell'intervista all'ex premier realizzata dal nostro inviato Danilo Procaccianti. Renzi aveva lamentato che dopo un'ora di intervista solo alcune parti erano state trasmesse. Non poteva certo sapere che nella nostra programmazione era previsto di utilizzarla su pi� puntate e su varie tematiche al fine di poter fornire un'informazione pi� completa possibile". Cos� Sigfrido Ranucci, curatore e conduttore della trasmissione. ANSA/FERMO IMMAGINE RAI3

Giuseppe Conte aveva visto il video dell’incontro tra Matteo Renzi e Marco Mancini prima di Report. A rivelarlo in esclusiva a Il Giornale è un uomo del mondo degli 007. Che conferma quanto per troppo tempo si è tentato di tacere: il filmato dell’Autogrill era nelle mani del leader del Movimento 5 Stelle quando era ancora presidente del Consiglio, quando deteneva anche la delega sui servizi segreti. È questo il nuovo tassello che arriva direttamente da uno dei protagonisti della storia e che riporta indietro le lancette al cuore della crisi del Conte II. La vicenda comincia il 23 dicembre 2020, nel parcheggio dell’Autosole di Fiano Romano.

È lì che Renzi, in quelle settimane impegnato nello scontro politico che di lì a poco avrebbe portato alla caduta del governo Conte, incontra Mancini, allora dirigente del Dis e uno dei volti più appetibili per le future nomine dell’intelligence italiana. I due si parlano per 14 minuti. A riprendere l’incontro è una professoressa che si trova nell’area di servizio e che poco prima aveva chiamato il marito: con il cellulare realizza due video e tredici fotografie. Quelle immagini arriveranno mesi dopo a Report, che le trasmetterà il 3 maggio 2021, trasformando l’incontro in uno dei misteri politico-mediatici più discussi degli ultimi anni. Qui la cronologia diventa centrale. Perché quelle immagini, secondo quanto confermato dalla nostra fonte dell’intelligence, sarebbero state portate in visione a Conte prima delle nomine dei nuovi vertici dei servizi, avvenute a fine gennaio e quindi prima del 13 febbraio 2021, giorno dell’insediamento di Mario Draghi. Dunque, molto prima del 3 maggio, quando Report le mostrò agli italiani. Ma perché a trasmetterle fu proprio Sigfrido Ranucci? Perché l’allora uomo dei servizi Carlo Parolisi (colui che identificò Mancini per Report) chiamò Ranucci il 27 aprile? Secondo la versione ufficiale, lo fece per aiutare a dare un volto allo 007. Ma, stando ai tabulati, è impossibile che si trattasse solo di quello: perché fu Parolisi che chiamò Ranucci, non il contrario.

Ma perché rivolgersi proprio al conduttore? «I motivi sono molti», ci dice una fonte interna. Gliene chiediamo almeno uno. «Purtroppo non glielo posso dire, è una questione riservata dei servizi».

Il movente del video è una guerra tra 007 e si intreccia con il fascicolo della Procura di Roma, che ha indagato l’ex numero due dell’Aisi e poi del Dis Giuseppe Del Deo per presunte attività di dossieraggio e peculato? L’inchiesta delinea una storia di denaro e potere che, Del Deo, ai tempi dell’Autogrill non aveva e che avrebbe concentrato a sé una volta al vertice del reparto economico finanziario dell’Aisi, dove era stato nominato dall’allora premier Conte. Perché il denaro, fino allo scandalo Autogrill, era nelle mani di Mancini, la spia che negli ultimi cinque anni della sua carriera aveva gestito i fondi dell’intero comparto della sicurezza nazionale in modo così ineccepibile da ricevere encomi formali. Mancini aveva il profilo giusto per arginare qualsiasi irregolarità nell’amministrazione dei fondi del Pnrr ed era stato ricevuto da Conte almeno quattro volte a Palazzo Chigi e altre due dall’allora ministro Luigi Di Maio. Era lui la pedina che Conte era pronto a nominare al vertice, ma l’incontro con Renzi mandò tutto all’aria. E il banco saltò proprio perché Conte quel video lo vide nei suoi ultimi atti da premier. A tradire Conte, del resto, era già stato Conte stesso. Nel dicembre 2022, interpellato da L’Identità sulla possibilità che il filmato lo avesse visto a Chigi già durante il suo governo, l’ex premier aveva negato: «I servizi non mi hanno fatto vedere nulla». Ma subito dopo aveva aggiunto un dettaglio: ricordava che il caso fosse esploso attraverso Report mentre lui «stava andando via». Impossibile, visto che quando Report trasmise il video Conte non era a Palazzo Chigi da quasi tre mesi. Renzi colse la contraddizione: «Come faceva Conte a sapere dell’incontro all’Autogrill con Mancini verso la fine del suo governo, quando la notizia diventa pubblica a maggio del 2021?». Conte aggiustò il tiro, spiegando di avere semplicemente «confuso le date». Una correzione arrivata solo dopo che quella falla temporale era diventata un caso politico. Oggi, però, quella vecchia intervista assume un peso completamente diverso. Perché la conferma che arriva dall’intelligence riporta quelle immagini esattamente nel luogo e nel momento in cui la prima versione di Conte, le aveva collocate: a Palazzo Chigi, mentre lui era ancora premier. E allora, le nomine dei servizi furono condizionate?

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