All’interno di Report c’è un clima tutt’altro che sereno. I guai in cui oggi si ritrova Sigfrido Ranucci, amico intimo del faccendiere Lavitola (considerato dalla Procura di Roma unico mandante del suo attentato), si stanno ripercuotendo anche sulla redazione. E su chi di Lavitola non aveva mai nemmeno sentito parlare. Per questo oggi ci si interroga su che fine farà la trasmissione se Ranucci non dovesse reggere, se dei dispositivi sequestrati all’ex direttore dell’Avanti, al vaglio del pm Edoardo De Santis, dovessero emergere dettagli che lo possono inchiodare.
Infatti, come ha riportato Il Messaggero, è in atto una sorta di commissariamento del conduttore: la redazione ha stilato un documento (giunto a Il Giornale in esclusiva da una fonte esterna alla squadra di Report) che chiede un serio cambio di passo. Il clima era pesante da tempo: sembra che da mesi non ci fossero più assemblee di redazione, ma solo un dialogo, spesso via mail, con Ranucci che decideva come e dove tagliare i servizi. Si dedicava molto allo spettacolo con cui è in tour, ma sembra che mancasse dal punto di vista contenutistico e della linea un coordinamento. Ci sono state infatti diverse riunioni in cui si è chiesto di affrontare la stagione in modo collettivo. Da qui la volontà di affiancare a Ranucci Giorgio Mottola e Giulio Valesini. Per questo, come si legge nel documento che avrebbe fatto infuriare Ranucci (sentitosi tradito proprio dai suoi delfini), la redazione ritiene «necessario istituzionalizzare la convocazione periodica di assemblee plenarie, a cui partecipino tutti i reparti di Report». E si chiede «ancora più rigore, ancora più indipendenza, ancora più professionalità». La redazione sente anche il bisogno di «ricordare che la missione di Report è indagare le dinamiche e le distorsioni del Potere, al di là del colore politico dei soggetti protagonisti». Un passaggio che la dice lunga se combinato al desiderio di indipendenza. Poi la stoccata al Ranucci politicizzato, che va a braccetto con Giuseppe Conte o parla dal palco della Cgil: «Riteniamo un danno per la credibilità del programma partecipare a manifestazioni elettorali, di partito e promossi da soggetti politici oppure rilanciare sui propri canali dichiarazioni di politici». Insomma, chiedono quello che avrebbero voluto forse dire da tempo: non vogliono essere il volto di una crociata personale del conduttore. Ma dentro la redazione si fa sentire anche la questone Lavitola, ancora incredibilmente difeso da Ranucci, che continuerebbe a dire ai suoi che non crede al ruolo del faccendiere come mandante. In molti sentono di poter difendere l’indipendenza dei propri servizi, ma temono al contempo che possa emergere una mancanza di trasparenza nel rapporto Ranucci-Lavitola con una ricaduta sulla redazione che vogliono scongiurare.
