Quel giorno tanto atteso è finalmente arrivato: il governo Meloni è il più longevo della storia repubblicana. Un traguardo importante, ma non l’unico. Oggi si celebra anche «l’opposizione più longeva della storia», come ha ricordato più volte il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Dopo la vittoria alle elezioni Politiche del 25 settembre 2022, nessuno a sinistra avrebbe mai immaginato di restare all’opposizione così a lungo. «Non durerà cinque anni», è la profezia che Enrico Letta lancia una decina di giorni prima dell’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Parole che Letta pronuncia dopo aver trascorso l’intera campagna elettorale tuonando contro il pericolo di una «deriva orbaniana» in Italia e dopo che aveva già dato le sue dimissioni da segretario del Pd. In quel periodo, i democratici vivono uno dei momenti peggiori della storia con il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte che sale nei sondaggi e un congresso pieno di incognite. La sfida tra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein si conclude a febbraio 2023 con la vittoria di quest’ultima che, trionfante, commenta: «Non ci hanno visto arrivare». La neosegretaria imposta un nuovo approccio con le altre forze d’opposizione, soprattutto con il M5S di Conte e si dichiara: «Testardamente unitaria». L’obiettivo è quello di dar vita, insieme ad Avs di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, al cosiddetto «campo largo». La prima vittoria del centrosinistra, dopo le sconfitte in Sicilia, Friuli, Lazio, Lombardia e Molise, arriva il 25 febbraio 2024 con la pentastellata Alessandra Todde alle Regionali in Sardegna. «Cambia il vento», è il commento a caldo della Schlein, mentre pochi giorni dopo Giuseppe Conte assicura: «Meloni non dura». La vittoria in Sardegna, ottenuta con appena 3mila voti di differenza, però, è soltanto un fuoco di paglia. Le Europee, infatti, consegnano una vittoria netta per Fratelli d’Italia che sfiora il 29%, distanziando il Pd di 5-6 punti percentuali. Matteo Renzi, reduce dal flop elettorale, prende atto del fallimento del centro e, dopo l’assist fornito in occasione della partita del cuore alla segretaria Schlein, si riavvicina al centrosinistra assicurando che il governo sarebbe caduto a breve. Il centrosinistra, nell’autunno 2025, con l’avvicinarsi di una nuova tornata elettorale, inizia a crederci e a Largo del Nazareno si sussurra: «Vinciamo 5-1». In realtà, poi, le Regionali nelle Marche, presentate come il «voto decisivo in Ohio», vengono vinte dal centrodestra. Qualche settimana dopo arrivano gli altri risultati che confermano lo status quo esistente: Puglia, Campania e Toscana alla sinistra, Calabria e Veneto al centrodestra. L’ennesima doccia fredda per le opposizioni. Il centrosinistra non riesce a dare la spallata decisiva al governo Meloni neppure con la vittoria al referendum sulla giustizia tanto che, poi, arriva la sconfitta alle Comunali di Venezia. La sinistra, però, intanto si conforta con l’ironia miliziosa di Silvia Salis che commenta: «Credo che in tante cose della vita a una lunga durata non corrisponda la qualità».

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