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La sfida nordista di Romeo e Fontana: “Così non va, serve una nuova squadra”

Il capogruppo e il presidente della Lombardia chiedono “una soluzione prima di Pontida”: “Bisogna coinvolgere Zaia e i governatori del nord, la leadership va condivisa e Matteo deve farne parte. C’è malumore nella nostra gente, finiamo ai minimi termini”

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il senatore della Lega Massimiliano Romeo durante la loro intervista alla Versiliana, Marina di Pietrasanta (Lecco) 20 agosto 2026. ANSA + UFFICIO STAMPA, PRESS OFFICE, HANDOUT PHOTO, NO SALES, EDITORIAL USE ONLY + NPK

Forse un presagio o forse solo una suggestione, ma tanto tuonò che alla fine piovve. Attilio Fontana, governatore di Lombardia e Massimiliano Romeo, capogruppo Lega al Senato, i cosiddetti «nordisti», sono arrivati in Versiliana accompagnati da un forte temporale. Il loro intento primario ha come obiettivo diretto la segreteria di Matteo Salvini: «La leadership deve essere condivisa e Matteo deve far parte della squadra», esordisce Romeo.

Il capogruppo dà l’immagine di essere – al di là del suo ruolo a Palazzo Madama – proprio il capo del gruppo, che però si muove sotto la supervisione di un padre nobile leghista come Fontana. Dunque, ecco disegnata la segreteria del futuro, perchè la Lega «così non va», niente svolta «assembleare» ma «collegiale» e «territoriale». Ed è Romeo a descrivere la guida «condivisa» (A. Fontana) del partito: «Una squadra che coinvolga Zaia, i governatori, coloro che hanno appeal...», Fontana lo interrompe solo per coinvolgere alcuni sindaci, e poi riprende il compagno: «L’idea è quella che abbiamo sperimentato durante le elezioni regionali con presidenti e ministri in campo». E se una precisazione, a dire di Fontana è doverosa: «Noi non attacchiamo il segretario!», il dibattito, mediato da Cesare Zapperi, è interrotto da alcune manifestazioni di dissenso «Il capitano non si tocca!». Romeo che non si lascia intimidire da alcuni fischi attacca a testa bassa: «Noi non portiamo problemi ma soluzioni. I nostri territori manifestano un forte malumore» e lancia un appello al suo segretario - con cui fa capire che i canali diplomatici sono al lavoro prima dell’arrivo all’evento di Pontida -: «Matteo lavoriamo! E facciamo in modo che ci sia una squadra. Pensaci, ragionaci...».

La sua analisi non lascia spazio ad interpretazioni: «Alle prossime elezioni ci sarà una polarizzazione delle leadership e nella competizione tra leader, salvo Vannacci che è la novità, noi rischiamo di non farcela». E Attilio Fontana lo dice a chiare lettere: «Abbiamo difficoltà nel fare nuove tessere e i sondaggi sono impietosi!». L’avvertimento di entrambi è duro e crudo: «Salvini ci deve rispondere se accettare o meno (le proposte, ndr)... il rischio è che la Lega vada ai minimi termini». «Non ce lo possiamo permettere», è l’appello dei vertici leghisti. Di mezzo c’è la militanza, la storia e quel ruolo dei territori che più volte torna nella discussione, quasi come un ritornello: «Dobbiamo tornare a essere la Lega dei territori. La nostra vera forza è il territorio, noi siamo il territorio, la concretezza e nelle regioni andiamo bene perché diamo risposte ai cittadini», dice Fontana. E Romeo, prendendo spunto anche dal suo ultimo libro, Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento, che è un po’ un manifesto a ritrovare la strada, ammette senza troppi fronzoli, mescolando passato, presente e futuro: «Bossi ci aveva insegnato a rimanere sempre attaccati ai militanti, agli elettori e non dimenticarsi mai del territorio che andava sempre ascoltato. La dirigenza leghista si è un po’ scollata dal mondo reale, ci siamo imborghesiti».

Ed entrambi rispediscono al mittente gli attacchi del fronte (interno) avversario: «Ci imputate che ci siamo svegliati sono ora, anziché al congresso di Firenze. Ma da quel momento è cambiato il mondo. Il partito da allora si è schiacciato più a destra rischiando poi di diventare una brutta copia di chi i voti li prende già. Riportiamo al centro della nostra agenda il tema della questione settentrionale». E il governatore, rispondendo alla vicesegretaria Sardone ha sussurrato: «Io vorrei più autonomia. Anzi, vorrei lombardizzare l’Italia». Nel finale, entrambi i massimi esponenti della Lega auspicano di trovare una soluzione prima dello storico evento di Pontida. E se Fontana dice di voler «salvare e rilanciare la Lega», è Romeo a chiudere l’evento con un tono pacifico: «Noi siamo qui per fare politica» e «dato che la base ci chiede un rinnovamento», il suo ragionamento: «Evitare scenari catastrofici per cui lavoreremo tutti i giorni. Salvini è un leader intelligente. Questa spinta di rinnovamento guidala tu». In caso contrario? «Il rischio è che la Lega scompaia». Uno scenario a cui nessuno vuole credere.

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