Un prodotto interno lordo che cresce più delle attese non è solo un freddo numero, ma ha ricadute molto concrete sul bilancio di uno Stato. Nella prospettiva del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che deve far quadrare una legge di bilancio, anche un decimale in più può fare la differenza tra avere le coperture per una misura oppure non averle. Nel caso dell’Italia, che nei suoi documenti di finanza pubblica per il 2026 prevedeva una crescita allo 0,6%, avere la possibilità di arrivare a una variazione positiva del Pil all’1% può fare tanta differenza. Al momento la crescita acquisita - vale a dire quella che si avrebbe se i prossimi trimestri fossero a crescita zero - è allo 0,8%, ma l’economia italiana sta dando segnali incoraggianti: tant’è che il mese di luglio è andato bene, dando la giusta spinta al terzo trimestre dell’anno. Ne è una prova che l’Istat ha certificato il miglioramento del clima di fiducia sia dei consumatori sia delle imprese. Tra i settori, è in aumento nella manifattura e nei servizi, mentre è in calo nelle costruzioni. Insomma, salvo gravi choc, nei prossimi mesi «le prospettive di crescita potrebbero essere migliori delle previsioni», è convinta anche Confesercenti.
Una crescita del Pil del +1% (anziché dello 0,6%) genererebbe maggiori entrate per lo Stato stimabili in circa 4 miliardi di euro. Il che significa avere, di colpo, 4 miliardi in più per la manovra: per fare un esempio, una delle misure che gode di consenso trasversale tra le varie anime del centrodestra è la riduzione del carico fiscale per il cosiddetto ceto medio. Le idee circolate sarebbero per applicare l’aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito che al momento riguarda solo chi guadagna tra i 28 e i 50mila euro. Una misura che, secondo varie simulazioni, dovrebbe avere un costo intorno ai 3 miliardi di euro e permetterebbe di andare a risparmiare all’incirca mille euro di tasse per i redditi più vicini ai 60mila euro. Una crescita del Pil superiore alle attese potrebbe, se non blindare, mettere a portata di mano l’obiettivo di abbassare le tasse, risparmiando anche qualcosa per finanziare altre misure.
Intanto, nella giornata di ieri, l’Inps ha pubblicato una circolare per comunicare l’avvio dell’esonero contributivo previsto dalla legge di Bilancio 2026 per l’assunzione di donne madri con almeno tre figli e senza un impiego retribuito da almeno sei mesi. Allo stesso tempo, l’Inps ha anche pubblicato le istruzioni per rendere fruibile l’incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei giovani under 35, introdotto dal decreto Lavoro. «Il governo continua a investire in modo concreto sull’occupazione femminile e giovanile», ha detto ieri la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone. «Continueremo in questa direzione con misure mirate, semplici e tempestive nell’attuazione per sostenere la qualità del lavoro e la competitività del Paese». In questa direzione si era espresso anche il leader di Forza Italia e vice premier, Antonio Tajani, che tra le varie proposte elencava proprio tra gli obiettivi della manovra sgravi per chi assume giovani e detassazione per le startup. Ma anche la riduzione del bollo auto. Mentre ieri il leghista Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica, si è unito al coro di richieste per tagliare le tasse, chiedendo al tempo stesso di proseguire con il taglio delle accise con l’arrivo dell’extra-gettito Iva sui carburanti di luglio.
