La7 ci riprova e invita di nuovo il generale Roberto Vannacci (foto), questa volta al programma In Onda condotto da Luca Telese e Marianna Aprile. È passato circa un mese da quando il leader di Futuro Nazionale ha partecipato alla trasmissione Otto e Mezzo di Lilli Gruber. L'obiettivo rimane lo stesso: dividere il centrodestra. Così, mentre il centrosinistra si arrovella sull'organizzazione della prossima piazza dopo il flop di Napoli, i giornalisti di Urbano Cairo tentano di sferrare l'arma Vannacci in funzione anti-Meloni. Lo scopo è far crescere l'europarlamentare nei sondaggi per cercare di rubare voti, non solo alla Lega di Matteo Salvini ma anche a Fratelli d'Italia del premier Giorgia Meloni.
Quello a In Onda è un invito che arriva dopo il comizio di sabato a Genova, dove il generale è stato duramente contestato dalla sinistra cittadina, e dopo che 600 militanti calabresi hanno dato l'addio a Futuro Nazionale perché in disaccordo con le scelte dei vertici. Ma c'è di più. Il generale, come riportato da Il Tirreno, ha dato mandato ai suoi avvocati di chiedere i danni a coloro che hanno pubblicato sui social commenti offensivi a un suo post Facebook del 28 marzo, giorno dell'inaugurazione della prima sede del partito a Firenze. Poi, ieri è stato costituito il «Comitato per la incriminazione del generale Vannacci», che arriva dopo il deposito della denuncia nei confronti di Vannacci per i reati di istigazione all'odio razziale e ricostituzione del partito fascista.
«È una costante, sono contestato da chi non vorrebbe che parlassi - ha detto il generale all'inizio del dibattito -. Non vogliono che Vannacci esprima le proprie idee. Le idee si contestano argomentando, non accendendo i fumogeni». L'onorevole ha sostenuto di «non essere preoccupato», anche perché FN ha raggiunto il 6% e un partito che in poco tempo raggiunge questi risultati è «l'unico caso nella storia italiana». Ma, ha proseguito, «può anche essere che domani si salga ancora di uno 0,4%». Insomma, il generale si è mostrato convinto di alzare la posta in gioco, soprattutto quando gli è stato chiesto se prendesse in considerazione un possibile ingresso nella coalizione di centrodestra: «Vannacci e Futuro Nazionale sono una cosa a sé». Uno spiraglio, però, c'è e riguarda la legge elettorale. «Siamo gli unici che vogliono il ritorno alle preferenze», se lo vuole anche il premier «si imponga e facciamo in modo che queste preferenze, senza listini bloccati, vengano approvate».
Vannacci è rimasto vago, incalzato dai suoi interlocutori che hanno fatto di tutto per capire se fosse disposto a entrare in coalizione e a carpire qualcosa di più del suo programma. «Fuori o dentro la coalizione di centrodestra non lo dico adesso, le alleanze si fanno a ridosso del voto. L'unico scopo che ho è rafforzare Futuro Nazionale», ha sottolineato, ribadendo che il suo partito «serve per riportare sulla rotta giusta l'alleanza, per tornare ai propositi iniziali». In ogni caso, il caposaldo del programma di Fn rimane la remigrazione, anche perché il piano del governo Meloni «si riferisce solamente a una piccolissima fetta» di persone «a cui la remigrazione si indirizza». La remigrazione a cui si riferisce il generale «significa il sacrosanto diritto delle popolazioni autoctone di difendere la propria cultura». Remigrazione sì, ma sui finanziamenti il generale non si fa intimorire.
«Se mi possono finanziare dagli Stati Uniti, non mi possono finanziare da un altro stato estero? L'importante è rimanere nella legalità», ha evidenziato rispondendo a una domanda sulla possibilità di ricevere finanziamenti dalla Russia. Vannacci elemento divisivo del centrodestra? Il generale non si è mai troppo sbottonato.