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L’autonomia va, ora l’ultima volata. Il Consiglio dà l’ok alle intese

A 10 anni dal referendum si chiude il primo cerchio: ora parola al Parlamento. La sinistra vota contro

Lo striscione Dopo il via libera del Consiglio regionale, a seduta ormai conclusa, il gruppo della Lega ha srotolato lo striscione con la scritta «1984-2026 la battaglia continua - Autonomia».

Sono passati quasi dieci anni dal referendum, quando milioni di lombardi chiesero con forza più autonomia. Il percorso non è ancora finito, ma ieri si è chiuso un primo cerchio. Il Consiglio regionale ha approvato le pre-intese sottoscritte con il governo per avere più competenze sulla protezione civile e la gestione delle emergenze, sulla previdenza complementare e integrativa, sulla regolamentazione delle professioni non ordinistiche e sulla spesa sanitaria.

Non a caso, il primo pensiero del presidente della Regione Attilio Fontana è andato subito al governatore Roberto Maroni, che volle quella votazione del 2017. Quello di ieri al Pirellone è «un passaggio importante» dopo un tragitto «lungo e farraginoso», ha commentato Fontana ricordando che per arrivare alla meta manca ancora il via libera finale del Parlamento. Proprio per questo «mi auguro che prima delle elezioni si riesca ad avere l’approvazione del provvedimento». In Consiglio anche un brivido finale, dopo l’ennesimo scontro, questa volta sulle nomine sanitarie, avvenuto poche ore prima tra Romano La Russa, capodelegazione in giunta di Fratelli d’Italia, e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso. I meloniani, prima del voto, hanno chiesto una sospensione per un momento di confronto interno al gruppo e con il governatore Fontana. In caso di colpi di scena, rischiava seriamente di saltare tutto il banco. Ma alla fine l’approvazione c’è stata e anche il ministro Roberto Calderoli ha potuto esultare: «Sono entusiasta di questo esito non solo come ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, ma anche come cittadino lombardo e orgogliosamente bergamasco - ha detto Calderoli -. Un pensiero commosso non può non andare anche a Maroni. Sono certo che da lassù starà esultando anche lui, dopo aver combattuto in prima linea questa storica battaglia».

«Siamo in presenza di un forellino nel muro del centralismo, ma è una prima crepa» ha commentato il consigliere di FdI Matteo Forte. Mentre per il forzista Giulio Gallera si è trattato di un voto per «un’autonomia del merito e della competenza che premia le Regioni virtuose e sprona tutte le altre a migliorarsi». Voto contrario delle opposizioni, che in mattinata avevano partecipato a un presidio contro l’autonomia fuori dal Pirellone. Per il centrosinistra queste pre-intese altro non sono che una «bandiera» per la Lega da esporre a Pontida. «Una montagna che non solo ha partorito un topolino, ma addirittura che sa di beffa, nel metodo e nel merito» ha criticato il consigliere del Pd Emilio Del Bono contestando il percorso seguito, visto che l’intesa recupera una risoluzione approvata dal Consiglio regionale nel 2017 «ma ne riduce drasticamente la portata». «Abbiamo assistito alla battaglia per la sopravvivenza portata avanti dalla Lega, nella disperata urgenza di avere una bandiera da sventolare a Pontida» ha attaccato anche il M5s con il capogruppo Nicola Di Marco. La replica è arrivata dal consigliere di FdI Marco Bestetti: «Spiace, ma non stupisce che la sinistra volti per l’ennesima volta le spalle ai lombardi, tradendo l’esito del referendum del 2017».

Mentre il capogruppo della Lega, Alessandro Corbetta, in Aula con la cravatta verde «Padania collection», ha ricordato che «dal 1984, anno di fondazione della Lega Lombarda, la nostra battaglia è sempre la stessa: dare più poteri ai territori e lasciare sul territorio più risorse prodotte dai cittadini. Ora il Parlamento faccia presto».

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