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L’avvertimento di Cerno sulle elezioni: “Contro Meloni sarà una campagna violentissima”. Poi la sfida all’islamismo radicale: “Non ci fermeranno”

Alla Versiliana il direttore del Giornale attacca sinistra, cultura woke e islamismo e spiega perché il sistema teme una nuova vittoria del centrodestra

cerno versigliana

Alla presentazione del suo libro “Le ragioni di Giuda” (Rizzoli) agli Incontri della Versiliana, il direttore del “Giornale” Tommaso Cerno ha lanciato un avvertimento: “Preparatevi a una campagna elettorale violentissima”. Il motivo? “Giorgia Meloni potrebbe vincere nuovamente le elezioni e mettere ancora in minoranza quel sistema fatto di professoroni, tecnici, equilibri…”. È un direttore a tutto campo - dal taglio politicamente scorrettissimo - che manda un grande “vaffa” al mondo progressista che va dalla Schlein ai salotti radical-chic milanesi fino alla cultura woke che “ci persegue in modo velenoso portandoci verso la morte”.

Quindi l’importanza di riportare il linguaggio nei giusti confini: “Il progresso è dei conservatori e la tradizione è la summa di tutto il progresso, di tutti i pentimenti che hanno inventato cose migliori rimaste a testimoniare nel tempo che l’uomo cambia”. E se “Londra ormai somiglia a Riad”, dice il direttore, “io tra i tagliagole islamici e Donald Trump preferisco stare con quest’ultimo”. L’Italia è ancora una piccola isola felice ma mette in guardia il pubblico sull’immigrazione e soprattutto sull’integrazione (mancata): “Gli immigrati che vogliono stare in Italia? Leggano Dante e rispettino le nostre leggi. Non si cancelli la nostra cultura”.

Il pubblico segue, applaude e Cerno mette nel mirino l’islam e in particolare i Fratelli Musulmani: “Sono un pericolo, aprite gli occhi! Sono dei terroristi e portano in Europa fanatici religiosi. Io e i miei ragazzi abbiamo fatto inchieste su inchieste e subito minacce”, poi alza la voce e grida: “Non ci fermeranno. Andremo avanti, anche se dire la verità comporta dei rischi. Non ci possiamo permettere che la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra cultura millenaria vengano occupate da dei terroristi che ci vogliono rubare l’Europa e l’Italia. Io non lo posso consentire. Mi chiameranno Giuda ma non mi interessa. Io vado avanti – e ripete – io vado avanti”.

L’islam, la sinistra e la magistratura costituiscono un asse i cui interessi spesso coincidono e convergono soprattutto nella lotta alle politiche del governo Meloni. C’è quindi una fazione anti-italiana che “vuole solo il potere, infatti, la sinistra nonostante perda le elezioni ha quasi sempre governato”. E dunque la stoccata ai tanti movimenti pro-Pal e pro-islam presenti nelle varie piazze italiane: “Questi sarebbero il futuro della sinistra”. Un mondo, quello progressista da cui il direttore proviene, essendo stato ai vertici di quel giornalismo politico-culturale, ma che non solo non riconosce più ma di cui non si sente nemmeno un “Giuda”. È infatti intorno alla scomposizione morale ed etico-politica del suo ultimo libro che inizia e finisce la conversazione: da un lato la figura proprio di Giuda e dall’altro il concetto stesso di tradimento.

La rilettura simbolica di questa parabola evangelica tra simbolismo, ortodossia e rivendicazione del dubbio, potrebbe alla fine condurci seguendo il percorso intellettuale di Cerno verso un supremo atto di libertà, di libertà intellettuale. “Se io metto le mani avanti?”, risponde alla giornalista che gli elenca l’esperienza di senatore Pd e la direzione dell’ “Espresso”: “No. E faccio un esempio: Reagan fu un grandissimo presidente americano, repubblicano. Ecco, prima aveva passato tutta la sua vita con i democratici”. Insomma, come avrebbe detto Indro Montanelli, che di questo “Giornale” fu fondatore e direttore: “Ho partecipato a tutte le ubriacature italiane e non me ne pento. L’importante non è la bandiera che si sceglie ma ciò che noi ci mettiamo dentro. Si può partecipare da galantuomini anche alle avventure più disparate e a me questo è successo continuamente”.

Alla fine, le foto e il firmacopie con una battuta: “Mi piacerebbe che Report facesse una puntata su Ranucci e Lavitola. È strano il destino a volte, Mussolini e Lavitola hanno diretto l’ “Avanti”, lo stesso giornale…”.

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