Non può essere vero: dicono che Elly Schlein voglia cavalcare il caro affitti per farne il perno di una prossima campagna antiMeloni, campagna ormai elettorale: una mossa da caudilla movimentista che diventerebbe un harakiri politico clamoroso, si fa fatica a crederlo. In Italia il problema degli affitti non è quello dei ragazzi in tenda, e non c’entra niente coi problemi in Spagna: lo sanno tutti che da noi 8 delle 10 grandi città sono amministrate dal centrosinistra, e che Milano, Bologna e Torino sono le capitali delle locazioni impossibili. È complicato trasformare in una dinamica globale quella che in prevalenza è una politica urbanistica locale: quest’anno tre studi diversi (Università di Bologna, Politecnico di Milano, Comune di Torino) hanno dimostrato che la concentrazione di edilizia pubblica alimenta le disuguaglianze e la segregazione scolastica, insomma è dura chiamarsi fuori per chi governa da decenni. Il caso spagnolo non c’entra: il loro mercato sconta i postumi di una gigantesca bolla edilizia speculativa che ha devastato banche e costruttori: da loro la rabbia è esplosa contro un governo di sinistra per via della sua legge sull’edilizia fallimentare. Da noi è un altro mondo, il nostro mercato poggia sulla storica diffusione della prima casa di proprietà, persino la Schlein dovrebbe saperlo: poi, visto che sarebbe una campagna contro il governo, ci sarebbero anche i dati del governo: dal 2022 hanno attivato 63mila posti letto (target Pnrr superato) con 1,2 miliardi di investimento; di questi, 33mila sono già realtà (a 500 euro al mese, utenze incluse) e il 30 per cento, per il diritto allo studio, è a costo zero. Cioè: mentre i sindaci dem Matteo Lepore e Michele de Pascale tagliano i nastri degli studentati governativi, la Schlein insegue i collettivi nelle tende. Libera di farlo, libera di inseguire piazze movimentiste d’importazione anziché il Paese in cui vive: ci provi, a trasformare la casa in un referendum contro Giorgia Meloni.
