Il grande bluff di Renzi, sindaco che taglia le tasse solo in tv

Il sindaco si vanta sempre di aver ridotto l'Irpef a Firenze. Ma spreme i concittadini aumentando tutti gli altri tributi

Il grande bluff di Renzi, sindaco che taglia le tasse solo in tv

La prima a sollevare dubbi era stata una consigliera comunale fiorentina di lunga esperienza, Tea Albini. Più volte deputato, uno spazio web sul sito dell'Unità, Albini è compagna di partito di Matteo Renzi. Tea & Teo. Ma, a differenza del sindaco piacione, la consigliera non bada alla propaganda. Era l'aprile 2012 e Palazzo Vecchio faticava ad approvare il bilancio. Renzi mise a segno il colpaccio quando fece passare una riduzione dell'aliquota locale Irpef. Un 1 per mille in meno, dallo 0,3 allo 0,2 per cento. «I fiorentini residenti risparmieranno sei milioni di euro», si vantò Renzi. E giù con una serie di dichiarazioni autoincensatorie sul momento difficile e il fisco intollerabile.
Tea Albini capì che si trattava di un gioco di prestigio, con una mano restituisco ma con l'altra intasco il doppio. La consigliera pd tuonò contro il compagno sindaco: «È una sciocchezza abbassare l'aliquota Irpef, mi sa molto di spot», protestò. Era così indispettita che - riferiscono le cronache - al momento di esprimersi tolse la scheda di presenza dal banchino e non prese parte alla votazione.
Uno spot a uso di giornali e tv, una pubblicità ingannevole. Perché, per un 1 per mille di Irpef tagliato, i fiorentini hanno dovuto subire una gragnola di aumenti. Renzi è il tassatore mascherato. Nei suoi quattro anni a Palazzo Vecchio i bilanci dicono che il Cosap (Canone di occupazione del suolo pubblico) ha subìto aumenti fino al 50 per cento. Le tasse cimiteriali hanno seguito il medesimo andamento. Idem per il costo delle mense scolastiche. La Tia (tassa sui rifiuti) è cresciuta del 24 per cento.
Ma il sindaco non se l'è presa soltanto con i concittadini, trasformando un minimo taglio per uno sgravio generalizzato. Anche i turisti e i lavoratori non residenti hanno fatto le spese della fame di soldi delle casse comunali. La tassa di soggiorno è passata da 1 a 5 euro a notte: un gettito di 22 milioni di euro che non sono stati impiegati per alleggerire il peso fiscale sui residenti. In più la giunta Renzi ha introdotto la tassa di 1 euro al giorno per gli artigiani che devono lavorare nel bellissimo centro storico.
Altro che «riduzione delle tasse per lavoratori e imprese», come il sindaco aveva scritto nel programma elettorale. Ma Renzi è così, una faccia tosta che va in tv a vendere tarocchi. Lo fece nel confronto Rai con Pier Luigi Bersani. «Con una pressione fiscale pari al 42,5 per cento - gli chiese Monica Maggioni - è possibile abbassare le tasse, nonostante un'evasione fiscale a livelli alti come in Italia?». Certo, ribatté Renzi: «Io a Firenze l'ho fatto abbassando l'addizionale Irpef». Un'improvvisa amnesia gli impedì di ricordare la raffica di aumenti inflitti ai fiorentini.
E non esistono soltanto i prelievi diretti dalle tasche dei contribuenti. Il Sole24Ore, che notoriamente non lascia partire schizzi di fango perché è la bibbia dei conti, ha scritto che «il Comune ha tirato la corda, su molti fronti, senza però incidere sulla spesa per il personale che continua a veleggiare sui 190 milioni l'anno». Più tasse senza tagli: il buon Matteo assomiglia molto a Mario Monti.
Facile ottenere «bilanci in salute», come li definisce il quotidiano confindustriale: «Buona parte del merito viene non solo dalla contrazione degli investimenti, ma dalla pressione tributaria. Cioè è l'alto grado di tassazione che insiste sui fiorentini a garantire entrate più che soddisfacenti». Il dato «viene da lontano ed è un'eredità che Renzi ha preso a prestito. Già nel 2008 l'imposizione fiscale, determinata dal Comune, è superiore alla media nazionale: 526 euro per abitante rispetto a 442».
Povero Matteo, chi avrà indebitato e tassato Firenze prima di lui? Chi ha malgovernato la città del giglio spremendone i cittadini? Berlusconi? La Lega? Certo che no, sono state giunte di sinistra. Ma al Rottamatore si perdona tutto, anche se non ha fatto nulla per rimettere in sesto le finanze di Palazzo Vecchio sulle quali, secondo la sua ormai collaudata tecnica comunicativa, Renzi ha steso un velo di maquillage. Perfino il Sole riconosce che il dato dei conti «non è granché cambiato e dice che se Firenze ha un buon bilancio (rispetto a città in grave crisi di liquidità o debitoria come rispettivamente Napoli e Torino) lo si deve soprattutto alla magnanimità dei fiorentini tanto prodighi verso il fisco locale. O meglio, tanto tartassati». Dai numeri dei bilanci comunali escono verità drammatiche per Firenze. I debiti hanno avuto un'impennata: da 48 milioni di euro nel 2009 a 179 milioni nel 2012. L'indebitamento complessivo pari a 753 milioni equivale a 1.600 euro che gravano su ogni fiorentino, neonati compresi. Da operazioni su derivati sono state realizzate perdite per 84 milioni di euro. Secondo le previsioni di entrate il piano delle alienazioni doveva fruttare 33 milioni di euro: ne sono entrati appena 5 milioni. Anche per l'Imu l'incasso è stato di 57 milioni contro i 70 milioni previsti. La beffa più fastidiosa? Riguarda le contravvenzioni. «Daremo un segnale di novità e di reciproco rispetto nel rapporto con i fiorentini: non siamo un multificio», promise Renzi all'Unità. Detto, fatto: il bilancio previsionale prevede di incassare 52 milioni di euro di multe. La vecchia giunta si accontentava di 46.
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