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“L’inchiesta di Report voleva mettere le mani sul cantiere”

Roberto Cavazzana, proprietario della fabbrica navale Vittoria oggetto di un reportage: “Fango su di me ma non c’entro niente con camorra, armi né come possibile matrice dell’attentato a Ranucci”

Presidente Roberto Cavazzana, ha acquistato lo storico Cantiere navale Vittoria di Adria (Rovigo) nel 2024

«Sono rimasto in silenzio per mesi, affidando ai miei legali la tutela della mia reputazione e quella del Cantiere Navale Vittoria. Il mio nome è stato associato a riciclaggio, camorra, armi e persino alla possibile matrice dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Invece l’inchiesta di Report ha aiutato solo chi vuole fare affari e cerca di mettere le mani sul Cantiere. Oggi il quadro emerso dalle indagini sull’attentato è profondamente diverso da quello rappresentato. Non cerco rivincite e non mi interessa il futuro professionale di Ranucci. Voglio invece rimettere in ordine i fatti, distinguere ciò che appartiene alla vecchia proprietà da ciò che riguarda la nuova e riportare il Cantiere a essere giudicato per quello che fa: costruire navi». Parla in esclusiva con Il Giornale Roberto Cavazzana, il proprietario dei cantieri di Adria, al centro di un’inchiesta di Report con lo strano ritrovamento di due mitragliatori a favor di telecamere.

Dottor Cavazzana, dalle ricostruzioni di Ranucci sembrava che l’inchiesta sul Cantiere potesse essere collegata al movente dell’attentato. Come ha vissuto questa situazione?

«Con grande incredulità. Ma oggi guardo ai fatti. Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato. Il movente da lui fornito, che richiamava anche presunte minacce conseguenti al servizio sul Cantiere, è stato giudicato privo di riscontri. Dopo mesi di fango, oggi mi domando: io cosa c’entro con l’attentato, con la camorra, con mitragliatrici appartenenti alla storia precedente del Cantiere? Io nel Vittoria ho solo investito capitale, ho partecipato a una procedura competitiva e ho comprato un’azienda in gravissima difficoltà per tentare di salvarla».

È stato ascoltato dagli inquirenti sull’attentato?

«Non sono mai stato chiamato dalla Procura di Roma a rispondere dell’attentato a Ranucci. Non ho iscrizioni a mio carico. Eppure il mio nome è entrato per mesi nella narrazione dell’attentato».

Ci spiega il mistero dei due mitragliatori trovati nel Cantiere?

«Vorrei che lo spiegassero a me. Quelle armi appartengono a una vicenda precedente alla nuova proprietà e non hanno nulla a che fare con me. Questo è uno dei problemi fondamentali della narrazione che contesto: non è stata sufficientemente separata la storia precedente del Cantiere dalla nuova proprietà. C’è poi una circostanza singolare. Quando Report venne nel Cantiere fui intervistato, ma mi furono poste domande generiche, non le gravissime contestazioni del servizio. Contemporaneamente, in mia assenza, vennero fotografate le armi. Non formulo accuse, ma mi chiedo quale fosse il reale interesse giornalistico di quella visita».

Ha presentato denunce?

«Sì, nei confronti di chi ha diffuso rappresentazioni che riteniamo false o lesive».

Qual è stato il ruolo del suo ex amministratore Francesco Tuccillo?

«Mi sono fidato della persona sbagliata. Tuccillo era stato scelto per la sua esperienza e gli avevamo affidato responsabilità e informazioni affinché contribuisse al rilancio del Cantiere. Successivamente è emerso il suo ruolo quale fonte di Report sul Cantiere che amministrava e i rapporti pregressi con persone entrate nella stessa vicenda. Non intendo costruire complotti, ma mi interessa il metodo. Quando una fonte ha propri interessi nella vicenda che racconta, verificarne motivazioni, conflitti e attendibilità diventa essenziale. Io ho sbagliato a fidarmi di Tuccillo, vorrei capire se Report abbia commesso lo stesso errore o ci possa essere altro».

Cosa c’entra con lei la camorra? E quali sarebbero stati gli interessi di uomini di Fratelli d’Italia nel Cantiere?

«Con la camorra nulla. Non ho mai avuto rapporti con le mafie e non ho mai svolto attività di riciclaggio. Sono accuse di una gravità enorme, che richiederebbero fatti concreti, non una semplice concatenazione di nomi, società e luoghi. Quanto a Fratelli d’Italia, non sono a conoscenza di alcun condizionamento del partito nell’acquisizione o nella gestione del Cantiere. E qui esistono elementi oggettivi. L’acquisizione non è avvenuta in una stanza politica, ma attraverso una gara pubblica, che ho vinto. Poi è stata notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito della disciplina Golden Power».

Lei ha avviato indagini per ricostruire gli interessi sul Vittoria. Cosa c’è davvero dietro l’inchiesta di Report?

«Abbiamo ricostruito rapporti, cronologie, documenti. Non utilizzerò un’indagine privata per fare sui giornali quello che contesto agli altri, ma posso dire che intorno al Cantiere hanno circolato informazioni provenienti da persone che avevano tra loro rapporti pregressi e, in alcuni casi, interessi propri. Non mi interessa che Report venga chiuso o meno, ma il giornalismo d’inchiesta è troppo importante per essere fatto senza verificare fino in fondo chi alimenta un’inchiesta e perché».

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