L'ossessione di Di Pietro: denunciare Berlusconi

Solo negli ultimi anni, l'ex toga è stata lì pronta a scovare un cavillo a cui appigliarsi per presentare una denuncia. Ma tutto è sempre finito in una bolla di sapone

L'ossessione di Di Pietro: denunciare Berlusconi

Antonio Di Pietro è il politico dell'esposto. Contro Berlusconi. Sarà che non ha mai smesso i panni della toga e la nostalgia dei faldoni lo accende, o sarà che l'ossessione nei confronti del Cavaliere è tale da trovare sfogo anche in questa forma. Ma al netto di ogni possibile spiegazione, la verità è che il leader di Forza Italia non fa in tempo a finire di parlare che l'ex pm è lì pronto a scovare un cavillo a cui appigliarsi, un elemento probatorio contro cui scagliarsi e presentare una denuncia. Così è successo ieri. Non erano passati nemmeno trenta minuti dalla fine del videomessaggio che già Di Pietro annunciava: “Silvio Berlusconi non si smentisce mai. Anche oggi è riuscito a commettere un reato. Egli, infatti, ha violato l'articolo 290 del Codice penale che recita: “È punito chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte Costituzionale o l'ordine giudiziario. Per tale motivo noi dell'Italia dei Valori abbiamo preparato un esposto che, domani stesso, presenteremo alla Procura della Repubblica”.

Detto fatto, esposto presentato. Un rituale che si ripete da tempi lontani. Anche se, nel 2003, un insolito Di Pietro si dichiarava contrario all'esposto presentato dai senatori del centrosinistra contro Berlusconi: “Nel merito l'esposto non potrà che essere archiviato in pochi giorni essendo del tutto inconsistente. Il problema è politico, non penale. Di fronte all' arroganza di Berlusconi di volere un' ennesima legge salva-processi tutta per lui, impropriamente chiamata lodo Maccanico, c' è solo da organizzarsi e raccogliere al più presto le firme per effettuare un referendum entro il 2004”. Un caso isolato (e dettato dal fatto che il suo partito era in prima linea nell'organizzazione dei referendum), perché da quel momento l'ex magistrato divenne il re degli esposti. Il 23 giugno 2004 ne presentò uno per “omissione d'atto d'ufficio da parte di pubblico ufficiale, articolo 328 del codice penale”. Il tutto perché a un comizio a Sesto San Giovanni Berlusconi aveva parlato di brogli elettorali senza però denunciarli alla procura. Il 5 ottobre 2010, dopo un comizio in cui Berlusconi tuonava contro le toghe politicizzate, Di Pietro annunciava la presentazione di un esposto. Sempre nello stesso anno, si recava in procura per denunciare la presunta compravendita di parlamentari (Razzi e Scilipoti, su cui pochi giorni fa la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione). Un anno dopo, Di Pietro presentò un esposto alla magistratura affinché “indaghi su ciò che va dicendo il presidente del Consiglio e cioè che lui avrebbe dei documenti che proverebbero un patto segreto tra Fini e la magistratura per incastrarlo''.

Pochi mesi dopo fu la volta dell'esposto all'Autorità per le comunicazioni e al presidente della commissione parlamentare di Vigilanza “'affinché sanzionino nuovamente le reti televisive pubbliche e private che non informano i cittadini” sui referendum. Anche sul tema dell'Imu il copione si è ripetuto. Quando infatti Berlusconi mandò una lettera ai cittadini sulla restituzione dell'Imu, l'Idv presentò un esposto alla procura di Roma per truffa. Da ultimo non poteva mancare l'esposto sull'ineleggibilità di Berlusconi, cavalcando l'onda dell'appello di Micromega. Punto in comune di tutti questi – e degli altri non citati – esposti? Che sono finiti in una bolla di sapone.

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