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Sei di sinistra e ambientalista? A Bologna di “regalano” casa

Il Comune stanzia gli ultimi 500mila euro del bando da 5 milioni favorendo in graduatoria chi ha esperienze “green” alle spalle. Il ruolo della vicesindaca Clancy, che lanciò Ilaria Salis in Europa

Il Comune di Bologna finanzia un film porno

Cinque milioni di euro per dieci alloggi destinati ai militanti ecologisti. È il conto, salato, che i bolognesi in qualche modo pagheranno per lo stabile di via Fioravanti.

Il bando del progetto di cohousing è chiaro: viene assegnato un punteggio bonus ad ambientalisti, attivisti e operatori del sociale, persone con alle spalle formazione green e così via. Sono alloggi a canone calmierato (420 euro) ma per entrare in graduatoria, oltre al reddito e al bisogno abitativo, è utile avere un identikit da militante di Avs. Il progetto, del resto, è nelle mani della vicesindaca Emily Clancy, che tra le varie «esperienze» può vantare nel curriculum il lancio della candidatura in Europa di Ilaria Salis. La Clancy, che guida «Coalizione Civica» (una succursale bolognese di Avs), con buona probabilità non ha necessità di cohousing. Ne avesse, visti i criteri del capoluogo emiliano, non ci sarebbe gara. Comunque, il «condominio solidale» di via Fioravanti, in Bolognina, sarà presto realtà. È di questi giorni, infatti, la liquidazione all’Acer dell’ultima rata da 497mila euro.

Il costo complessivo, come premesso, è di 4.97 milioni di euro. Fratelli d’Italia attacca il sindaco Matteo Lepore e compagnia associando il provvedimento alla Corea del Nord. Francesco Sassone, consigliere regionale meloniano, definisce «vergognosa» la scelta del Comune di aver incluso «affinità ideologiche» nel bando di assegnazione. L’esponente di Fdi chiarisce anche il percorso prestabilito per ricevere un alloggio: «Sulla base di questi requisiti, sono stati selezionati 21 nuclei familiari, costretti a seguire un percorso partecipativo e di formazione». Lepore e compagnia hanno poi scelto 10 nuclei, che hanno firmato il patto di collaborazione per gli spazi comuni. I «cohousers», una volta entrati in via Fioravanti, dovranno anche costituirsi in associazione. Per Sassone c’è anche chi ci rimette: «Questa follia rischia di escludere chi ne ha davvero bisogno, come le persone con disabilità o in gravi difficoltà economiche». Certo, esiste anche un tema politico: Bologna, nel 2027, sarà chiamata al rinnovo del Consiglio comunale. Difficile, insomma, non ravvisare una radice propagandistica nel progetto, che solletica gli animi dei centri sociali. E di chi ritiene «solidaristico» il futuro del diritto alla casa. Anzi, Fdi parla persino di un’operazione elettorale: «È inaccettabile - chiosa Sassone - che un bando pubblico utilizzi ingenti risorse comunali per creare sacche di consenso».

Bologna, con l’amministrazione in carica, sta diventando oggetto di attenzioni internazionali (e non in positivo). Dalla Turrita d’oro al sindaco di New York Zohran Mamdani, alla distribuzione per le pipette per il crack, passando per il sistema di cooperative che continua ad attirare migranti come miele per le api: a farne le spese sono i cittadini bolognesi, che faticano sempre di più a riconoscere la loro città.

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