Manovra, patti traditi Gli azzurri in rivolta hanno già votato contro

Emendamenti, i senatori in Commissione non approvano. Malan avverte: "Non saremo complici del tassa e spendi"

Il premier Enrico Letta alla Camera
Il premier Enrico Letta alla Camera

Roma - Il primo di «no» di Forza Italia al governo è arrivato sulla legge di Stabilità. E non è escluso che si ripeta se e quando il governo porrà la fiducia sulla sua «finanziaria». Ieri, in commissione Bilancio del Senato sono iniziate le votazioni e i parlamentari azzurri hanno votato contro le indicazioni dell'esecutivo. Sugli emendamenti con parere favorevole di Palazzo Chigi si sono astenuti. Una scelta che ha un significato preciso, visto che a Palazzo Madama l'astensione equivale a un voto contrario, annunciata già nel pomeriggio con una nota congiunta dei componenti azzurri della commissione. «Di fronte agli ennesimi rinvii attuati dal governo, il rischio di un' ulteriore stangata si fa sempre più concreto e a questo noi ci opporremo con la massima fermezza a difesa degli italiani, avevano annunciato i senatori Cinzia Bonfrisco, Remigio Ceroni, Lucio Malan, Andrea Mandelli e Antonio Milo. Chiaro, anche se indiretto, il riferimento al Nuovo centrodestra quando i senatori del gruppo Fi-Pdl hanno sottolineato le «contraddizione» nel governo e «l'imbarazzo di chi è stato eletto impegnandosi su un programma contro le tasse e oggi invece, per salvare la poltrona, ha deciso di rendersi complice di qualunque attacco alle tasche degli italiani imposto dalla sinistra».
Dichiarazione alla quale sono seguiti i fatti (le astensioni). Altri ne potrebbero seguire, soprattutto su un emendamento pronto a ridurre ulteriormente le garanzie del contribuente nei contenziosi con il Fisco. Un inasprimento dello Stato di polizia fiscale che Forza Italia non può accettare. «È diritto del governo porre la questione di fiducia ed è diritto dei gruppi parlamentari che non vogliono essere complici di questa legge di votare contro», è l'avvertimento lanciato dalla senatrice di Fi Anna Bonfrisco su Sky.
Il partito di Silvio Berlusconi non vuole rendersi complice del ritorno al «tassa e spendi», ha spiegato Malan. Convinto, che, alla fine, anche sull'Imu del 2013 ci sarà l'aumento delle accise sulla benzina. Ieri è stato escluso dal governo, ma poi è spuntato in un emendamento, a partire dal 2017 e fino al 2018 «in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 220 milioni di euro per l'anno 2017 ed a 199 milioni di euro per l'anno 2018».
Insomma, la legge di Stabilità sembra sempre più piazzata sopra un piano inclinato che porterà gli azzurri fuori dalla coalizione. Lo spartiacque che potrebbe ridisegnare la maggioranza, sempre che non spuntino sorprese sul capitolo casa, cioè sulla riforma dell'Imu dal 2014. «Diversamente faremo azioni di protesta ben più forti», ha annunciato Bonfrisco. «Così com'è non la votiamo», ha confermato Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera. Nelle ultime bozze dell'emendamento governativo sulla Trise e le altre tasse, c'è un ritorno alle detrazioni, ma non in versione federalista. A deciderle è il governo e i sindaci sarebbero compensati con ulteriori trasferimenti per i quali non è ancora stata trovata la copertura.
Tra i principali emendamenti approvati ieri dalla commissione Bilancio, uno del Pd cambia la norma sul cuneo fiscale concentrando il beneficio sui redditi fino a 35 mila euro e non fino a 55 mila euro. I benefici maggiori saranno per la fascia tra gli 11.000 e i 22.500, secondo un calcolo del Caf Cisl.


Per il resto la legge di Stabilità sembra sempre più una vecchia finanziaria (Renato Brunetta ieri ha parlato di «assalto alla diligenza») con diverse misure di dettaglo. Compreso 110 milioni per i lavoratori socialmente utili di Calabria, Napoli e Palermo.

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