Giuseppe Conte non arretra di un millimetro. Anzi, sull’Ucraina rilancia. E mentre la sinistra prova faticosamente a mettere insieme un programma comune, il leader del Movimento 5 Stelle torna a piantare la sua bandierina proprio sul terreno che più divide il campo largo: armi, riarmo europeo e sostegno a Kiev.
“Se dobbiamo dare una svolta all’Italia e cambiare questo paese, e dobbiamo assolutamente anche cambiare l’Europa, perché oggi ormai sta prevalendo la legge del più forte, non c’è più neppure un orizzonte di sicurezza e di pace, ma solo del riarmo che crea un’illusione di sicurezza perché ci sta facendo rotolare in guerra. Allora dico, fino adesso la vostra scommessa per la vittoria militare l’avete fatta, è fallita. Adesso dateci un mandato per cambiare”, ha scandito Conte a “Di Martedì” su La7.
Una nuova bordata che arriva proprio mentre il campo largo tenta di dimostrare che, almeno sull’Europa, un terreno comune esiste. Pd, Movimento 5 Stelle e Avs si sono ritrovati infatti a Montecitorio su una mozione che punta a superare il principio dell’unanimità e il potere di veto nell’Unione europea, rafforzando la capacità decisionale dei Ventisette. La fotografia di famiglia, però, torna a scomporsi appena si arriva all’Ucraina.
Perchè la linea di Conte è ormai chiarissima. Solo pochi giorni fa l’ex presidente del Consiglio aveva ribadito il suo “no al riarmo” e messo in discussione la prosecuzione degli aiuti militari a Kiev, indicando proprio l’Ucraina tra i nodi da sciogliere prima di poter parlare seriamente di un programma comune del centrosinistra. Dall’altra parte Elly Schlein aveva rivendicato il sostegno all’Ucraina “ingiustamente invasa” e la scelta del Pd di aiutarla a difendersi. Due posizioni difficili da sovrapporre, soprattutto se l’obiettivo dichiarato è quello di presentarsi agli elettori come una credibile coalizione di governo.
E non è soltanto una questione tra Conte e Schlein. Nel campo largo si stanno ormai formando due fronti piuttosto riconoscibili. Su armi e riarmo i Cinque Stelle trovano una sponda in Alleanza Verdi e Sinistra. Nicola Fratoianni ha chiesto una “discontinuità”, spostando il sostegno a Kiev “su altri fronti rispetto alle armi” e invocando “l’escalation della diplomazia”. Una posizione molto più vicina a quella pentastellata che a quella della maggioranza dem.
Proprio nel Pd l’insofferenza nei confronti della linea contiana si fa sempre più evidente, con i riformisti dem che hanno alzato il tiro. Il problema, per il campo largo, è che non si tratta di una polemica nata ieri. Già durante l’estate il dossier ucraino aveva fatto emergere tutte le crepe della futura alleanza. Conte aveva indicato il sostegno militare a Kiev come uno dei punti sui quali eventualmente far pesare il risultato delle primarie. La Schlein aveva frenato, sostenendo che il programma dovesse essere concordato prima e non deciso dal vincitore dei gazebo.
Sul tavolo, intanto, incombe anche il tema della leadership. Conte prepara Nova, l’appuntamento con cui promette di “dare forma all’Italia che vogliamo” e mettere in fila le priorità pentastellate in vista del confronto sul programma. Sullo sfondo restano le primarie, con sondaggi che offrono fotografie opposte del possibile duello tra l’ex premier e Schlein. E mentre Giuseppe Sala rilancia i nomi dei sindaci Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi e Silvia Salis, il centrosinistra continua a discutere su chi dovrebbe guidarlo prima ancora di aver stabilito dove voglia andare.
Conte, però, tira dritto. E più il leader del M5s rende il “no al riarmo” un tratto identitario della propria proposta politica, più si restringe lo spazio per una sintesi con quella parte del Pd che continua a considerare imprescindibile il sostegno a Kiev. È qui che il campo largo rischia di andare in frantumi: non su una candidatura locale o su una casella da spartire, ma su uno dei dossier più importanti della politica estera europea. Prima ancora di stabilire chi guiderà la coalizione, a sinistra resta da capire se quella coalizione possa davvero stare insieme.
