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Meloni: “Non mi pento di essere stata vicina a Trump, difendevo l’interesse nazionale”

“Quella vicinanza è stata utile e molto apprezzata da tanti governi europei”. E sull’Istat: “Non nascondo il disappunto, troppo severo su deficit”

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla manovra di bilancio al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 28 ottobre 2026. US PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

“Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel libro di Bruno Vespa “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-Rai libri.

“Ho avuto un buon rapporto anche con Joe Biden e sono stata criticata anche per questo. A maggior ragione - spiega in uno stralcio del libro di cui è stata fornita un’anticipazione - era naturale lavorare per costruire una relazione ancora più stretta con gli Stati Uniti una volta eletto Donald Trump. Gli Stati Uniti sono il nostro più importante alleato geopolitico e militare, il principale mercato extra europeo per i nostri prodotti, ospitano una comunità di italiani numerosissima ed operosa, e molto altro ancora”.

Meloni sottolinea che “quella vicinanza è stata davvero utile e anche molto apprezzata da tanti governi europei perché ha aiutato a tenere aperto il dialogo, euroatlantico anche nei momenti di maggiore incomprensione e anche a ricondurre nel giusto ambito, quello della Nato, problemi complessi come la Groenlandia e la sicurezza dell’Artico. Tutte cose utili all’Italia, all’Europa e all’Occidente. Tutte cose - concludo - che rivendico e che rifarei”.

Meloni: “Non nascondo disappunto per Istat troppo severo su deficit”

In tema di conti finanziaria, la Meloni ha spiegato: “Non vorrei che alcuni apparati dello Stato fossero, per qualche ragione a me incomprensibile, più severi di quanto non lo siano le principali agenzie finanziarie internazionali e i più autorevoli centri studi che hanno certificato che già oggi saremmo sotto al 3%”. La maledizione del 3,08% quanto ha influito sulla politica economica del governo?. “Non ho nascosto il mio disappunto perché quel traguardo ci avrebbe consentito di avere qualche risorsa in più da mettere Sulla legge di bilancio. Anche perché c’è un discreto margine di discrezionalità in queste valutazioni. Le faccio un esempio: anche l’economia sommersa e quella illegale incidono nel Pil e quindi nel rapporto deficit/pil e ovviamente sono stimate dall’Istat, tenuto conto chw evasori e criminali non emettono scontrini. Ebbene, con questo governo l’economia sommersa e illegale è stimata in forte calo. Si vede che combattiamo meglio di altri l’illegalità, ma la beffa è che anche questo ha peggiorato i parametri complessivi”. “Negli ultimi anni l’Istat ha sistematicamente rivisto al rialzo le stime sul Pil inizialmente fatte: sarebbe una beffa scoprire tra un paio d’anni che in realtà avevamo già centrato l’obiettivo”.

E ancora: “Non vorrei che alcuni apparati dello Stato fossero, per qualche ragione a me incomprensibile, piu’ severi di quanto non lo siano le principali Agenzie finanziarie internazionali e i più autorevoli Centri studi, che hanno certificato che già oggi saremo sotto al 3%”.

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