Giorgia Meloni interviene sul caso della dichiarazione di antifascismo che gli editori dovranno sottoscrivere per partecipare alla fiera del libro di Roma Più libri più liberi sollevato da "Il Giornale". La premier non usa giri di parole per condannare la decisione degli organizzatori definendola una "censura".
"Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria "Più Libri più liberi", che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest'anno il ‘patentino antifascista’, sottoscrivendo un'apposita dichiarazione", scrive la premier che poi aggiunge. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno".
Per poi concludere "Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica".
La dichiarazione di antifascismo, introdotta dall’Associazione Italiana Editori, nasce su pressione di una frangia radicalizzata di editori che vorrebbero escludere la casa editrice Passaggio al Bosco dopo le polemiche dello scorso anno.
Eppure la decisione ha suscitato da subito l’opposizione di vari editori che hanno definito la dichiarazione una misura liberticida e, anche importanti figure del mondo culturale (non certo ascrivibili all’area conservatrice) come Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Luciano Canfora, hanno condannato il documento introdotto dall’Aie.
C’è poi un altro aspetto importante da sottolineare: "Più libri più liberi" percepisce fondi pubblici, è opportuno che una manifestazione finanziata anche con risorse pubbliche obblighi gli editori a firmare un documento con una connotazione politica?