Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra

Ecco un programma in quattro punti che prevede anche la Repubblica presidenziale e l'abbattimento dei costi dello Stato. Si scioglie Io amo l'Italia 

Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra

Ha ragione il condirettore del Corriere della Sera Luciano Fontana a domandarsi se in Italia esistono ancora i partiti. La verità è che i partiti tradizionali che grazie all'investitura popolare hanno monopolizzato un potere pressoché assoluto, sono ormai morti. La crisi è iniziata quando i partiti si sono spogliati della coltre ideologica all'indomani del crollo del Muro di Berlino; è involuta in malattia cronica con il tradimento della dimensione valoriale nella fase decadente della Prima Repubblica; è sfociata in rapida agonia con la perdita della specificità identitaria nel collasso della Seconda Repubblica. Il colpo di grazia è stato l'auto-commissariamento dei partiti e del Parlamento nel novembre 2011, consegnando lo Stato alla tecnocrazia espressione dell'Eurocrazia e della dittatura finanziaria globalizzata.

Ora stiamo assistendo alla rapida e inarrestabile moria dei partiti e dei movimenti, siano essi al governo o all'opposizione. È diventato del tutto velleitario parlare di destra, centro, sinistra dal momento che la Partitocrazia ha mercificato il potere e ha sancito il consociativismo che garantisce la spartizione delle poltrone per accontentare chi vince e non scontentare chi perde. Paradossalmente oggi è diventata una disgrazia vincere le elezioni perché si tradurrà in una sonora sconfitta alla tornata successiva. Dato che ciò che anima gli italiani è prevalentemente l'opposizione all'insieme del sistema di potere, la si esprime o boicottando le urne o scommettendo sul soggetto politico più scaltro nella strumentalizzazione della denuncia. Ma quando scoprono di essere stati truffati perché agli slogan roboanti non seguono i fatti concreti, lo puniscono severamente. La parabola di Grillo insegna che chi di protesta ferisce di protesta perisce.

Ebbene la verità è che nessun governo in Italia è in grado di risolvere i problemi reali degli italiani semplicemente perché mancano i soldi. Il cosiddetto decreto «del fare», appena varato con toni trionfalistici dal governo Letta, è in realtà una goccia nell'oceano limitandoci a considerare che le imprese continuano a morire mentre attendono invano che lo Stato restituisca loro 130 miliardi di euro. Questi soldi non potranno mai essere restituiti emettendo titoli di Stato a debito, che accrescerebbero a dismisura gli interessi da pagare alle banche a cui lo Stato si è venduto concedendo il signoraggio della moneta. Così come dobbiamo prendere atto che l'austerità, impostaci dalla Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale), attraverso l'aumento delle tasse e i tagli alla spesa pubblica, sta perpetrando il crimine di ridurre l'Italia ricca in italiani poveri.

Di fronte a questa tragica realtà auspico che possa nascere in Italia un fronte unitario del centrodestra, non più sommatoria di partiti che gestiscono fette di elettorato da soddisfare per garantirsi il consenso, ma espressione di una strategia condivisa adeguata ad assicurare a tutti gli italiani i loro diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà nel contesto di un'Italia libera, sovrana e federalista.

Propongo una piattaforma programmatica fondata su 4 punti principali: 1) Il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale, che concretamente significa uscire dall'euro e da questa Unione Europea dei burocrati e dei banchieri. 2) La Repubblica presidenziale e il Federalismo dei Comuni, assicurando la governabilità con l'attribuzione al capo dello Stato eletto il potere esecutivo nel contesto di una riforma dello Stato che riconosce ai Comuni la gestione delle risorse del territorio e l'amministrazione della comunità locale. 3) Drastico abbattimento dei costi dello Stato eliminando tutti gli enti inutili e superflui nella dialettica virtuosa tra Stato forte e Comuni autonomi, per pervenire a una tassa unica al 20% e promuovere un nuovo piano di sviluppo incentrato su turismo, terra e tecnologia. 4) Sostegno alla famiglia naturale per incentivare la natalità degli italiani e difesa della nostra civiltà cristiana sia dalla minaccia dell'immigrazionismo sia dall'invasione islamica.

Voglio per primo dare il buon esempio annunciando lo scioglimento di Io amo l'Italia, il movimento politico da me fondato nel 2009. Mi rivolgo innanzitutto a Silvio Berlusconi, ai dirigenti di Fratelli d'Italia, alla nuova Lega di Maroni e alla miriade di sigle che nascono e muoiono nel centrodestra: uniamoci per creare il Fronte dell'Italia Libera, Sovrana, Federalista. Propongo di chiamarlo «Prima gli italiani» che significa che gli italiani vengono prima dei soldi, che la famiglia viene prima delle banche, che la comunità locale viene prima dei mercati, che i nostri valori non negoziabili vengono prima dello spread, che le regole della civile convivenza vengono prima del profitto, che il bene comune viene prima della speculazione.

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