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Nomina, indagine e manette: la Caporetto dell’ex dirigente Fn

Carleo, neo responsabile del partito per la Lombardia fu subito perquisito: ieri l’arresto

Carleo e Vannacci

Martedì 28 luglio Luca Carleo è stato nominato responsabile vicario per la Lombardia, con delega per Milano, dal coordinamento centrale di Futuro nazionale. Un ruolo dirigenziale di primo piano nel partito di Roberto Vannacci. Meno di 24 ore dopo, mercoledì 29, la notizia dell’inchiesta per frodi finanziarie da 30 milioni di euro che lo coinvolgeva, con tanto di perquisizioni e decreto di sequestro preventivo di azioni e quote societarie, E quindi le dimissioni da Fn, subito accettate dal partito. Ieri Carleo è stato arrestato. Queste le tappe dell’ascesa e della caduta, fino alla cella, dell’imprenditore 45enne. Prima ancora Carleo è stato executive chef del ristorante milanese Smøøshi, diventato celebre per aver vinto nel 2015 la prima puntata di Quattro ristoranti su Sky. Oltre che editore di un gruppo di giornali locali: a giugno insieme al coindagato Ciro Di Meglio, con la Fortezza Capital Holding, aveva rilevato il Cittadino di Monza, testata storica della Brianza.

Ieri per Carleo sono appunto scattate le manette. L’ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip Giulia D’Antoni dopo gli interrogatori preventivi, è stata eseguita per lui e Di Meglio, rispettivamente ex dg e ex ad di società del gruppo di telecomunicazioni Ops. Mentre per altri otto indagati sono state decise le misure interdittive, spiega il procuratore di Milano Marcello Viola, «del divieto di esercitare professioni contabili e del divieto di esercitare imprese o assumere uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per la durata di mesi dodici». L’inchiesta su presunte frodi nel mercato finanziario è coordinata dal pm Nicola Rossato e affidata ai finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria. «Prendiamo atto di un provvedimento che evidentemente non condividiamo e che faremo oggetto di immediato ricorso avanti al Tribunale del riesame», dichiara l’avvocato Federico Cecconi, che assiste i due arrestati. I reati contestati ai 35 indagati (più tre società) sono manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazioni di erogazioni pubbliche. Scrive il gip nelle 153 pagine di ordinanza che Carleo e Di Meglio hanno una «personalità delinquenziale di spicco». Hanno agito con «spregiudicatezza» e con «ingegnosità», senza scrupoli, usando «schemi criminosi» in cui le società «hanno assunto il ruolo di mero strumento» nelle loro mani, a scapito degli «investitori e del mercato», per perseguire «vantaggi e guadagni personali». Società in crisi venivano acquisite e «trattate come pedine» per raggiungere il «maggior profitto possibile».

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