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Interni

Non sa l’italiano, cittadinanza negata. Piantedosi approva

Il sindaco ha negato la richiesta fatta da una marocchina. Il sostegno di Salvini

Il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi durante lo svolgimento del question time alla Camera dei Deputati a Roma, Mercoledì, 30 Settembre 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) MInister of interior Matteo Piantedosi in occasion of the question time in the Chamber of Deputies in Rome, Wednesday, September 30 2026. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse )

«Lo prevede la legge: per ottenere la cittadinanza italiana bisogna avere un’adeguata conoscenza della nostra lingua. È un requisito fondamentale di integrazione sociale, culturale e civile». Lo scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in riferimento al caso di Cadoneghe, nel Padovano, dove il sindaco Marco Schiesaro è finito al centro di una controversa vicenda dopo essersi rifiutato di concedere la cittadinanza a una donna marocchina che non conosceva l’italiano. E proprio ieri, a Cadoneghe, è arrivato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha detto: «Se una donna vive in Italia per 15 anni e in 15 anni non impara una parola di italiano, che concetto della donna c’è in alcune famiglie islamiche? Il sindaco ha evitato una truffa ai danni della comunità». È così arrivata una nota del Viminale alla Prefettura di Padova, con la quale non solo si concordava sulla «temporanea sospensione del procedimento», ma si chiedeva anche una nuova verifica dell’effettiva capacità della donna di comunicare in italiano, almeno al livello B1, senza l’ausilio di un interprete. Nel frattempo, a Roma, Avs ha accusato il sindaco di aver attaccato una «donna indifesa colpevole di non sapere abbastanza bene l’italiano». La donna, con un velo nero a cingerle la chioma, 63 anni e residente in Italia da circa quindici, è stata quindi riconvocata dai tecnici. E non è che l’italiano non lo sappia bene: non lo conosce affatto. Riconoscendone nuovamente l’incapacità linguistica, hanno rispedito il plico alla Prefettura. Il Giornale ha raggiunto il sindaco Schiesaro, che ci ha ricostruito la dinamica di quel giorno: «Per rompere il ghiaccio ho chiesto alla signora come stesse e lei mi ha risposto “Riad”. Ho pensato che fosse l’emozione, ma quando gliel’ho richiesto poco dopo mi ha dato la stessa risposta.

“Riad, Riad”. Oltretutto non era in grado di leggere il giuramento: cercava di ripetere qualche frase a memoria, senza tuttavia riuscirci». E poi aggiunge un dettaglio di non poco conto: «È così intervenuto il figlio, che l’ha scansata e mi ha detto che dovevo parlare con lui, perché lei l’italiano non lo sapeva. Lì ho capito che davvero non aveva senso proseguire». E, interpellato sulla sinistra, aggiunge: «Dicono che avrei umiliato pubblicamente quella donna? Io mi sono sentito umiliato. Umiliato da quella cerimonia affrontata con totale superficialità. E soprattutto umiliato di fronte a queste cittadinanze per burocrazia. Tanto poi, alla fine, la responsabilità ricade sempre su noi sindaci».

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