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Landini tagliato fuori “stecca” alla Scala. Un inno alla rivolta davanti a Mattarella

Il sindacato festeggia 120 anni e il segretario (di fronte al presidente) si lancia in una “sparata” da eterno aspirante leader politico. Un proclama che trascura il lavoro ed esalta l’opposizione alle riforme. E il pubblico dei militanti conclude cantando in coro “Bella ciao”

Il Presidente Sergio Mattarella con Maurizio Landini, Segretario generale della CGIL, alla cerimonia al Teatro La Scala per i 120 anni di fondazione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro - CGIL, Milano, 30 settembre 2026 ANSA / Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione del Quirinale +++ UFFICIO STAMPA +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI� +++ NPK +++

La Cgil festeggia 120 anni di storia nel modo più contraddittorio possibile. Non in una fabbrica dismessa, a Cassino o al Lingotto, ma alla Scala di Milano, tipico luogo dei «padroni» e delle Prime boicottate. Non pago di questo oltraggio, Landini si rivela l’ennesimo leader sindacale a fine corsa e a caccia di poltrone, tanto da partorire un ossimoro degno dei migliori bizantinismi Dc: «Serve una rivolta sociale democratica e pacifica», il proclama belligerante e sgrammaticato scodellato davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, custode della Costituzione e delle istituzioni. È una rivolta democratica che parte dai meriti del suo sindacato dietro la vittoria del «No» al referendum su Csm e carriere separate: «Dopo quattro anni la prima volta che il governo ha provato a misurarsi su una cosa che ha fatto lui, qual era il consenso, la maggioranza del Paese gli ha detto che non va bene». Impossibile capire cosa c’entri la riforma della giustizia con le rivendicazioni sindacali, qualcuno dovrebbe ricordargli che Giorgia Meloni ha vinto tutte o quasi le competizioni elettorali (fatto più unico che raro), non ultimo le Suppletive a Reggio Calabria. Solo un pensiero per le vittime nei cantieri («Di lavoro si deve vivere, non morire»), niente ricette per le crisi industriali come l’Ilva per le quali l’esecutivo sta mediando tra tribunali, altoforni e competitor, con Elly Schlein a fargli da spalla mentre chiede di «investire di più e fare di più sul tema della sicurezza sul lavoro», come se il Pd non avesse mai governato. Landini si congeda nel modo peggiore, con un mandato speso più ad abbaiare contro nemici invisibili (vedi il «Basta spese militari») invece che a ragionare - come Cisl e Uil, i risultati si vedono - sui contratti rinnovati, sulla Pubblica amministrazione da riammodernare, sulle nuove professioni, sul mondo operaio destinato all’estinzione causa intelligenza artificiale a suo dire «concentrata in poche mani da un potere tecnologico colpevole dell’attuale crisi delle democrazie».

Mentre il pubblico canta Bella Ciao, Landini corregge ancora il tiro: «Al referendum la gente è andata a votare per difendere la Costituzione. Bisogna tornare a votare, tornare a partecipare», nella speranza di essere dall’altra parte della barricata (per ora non ci sarebbe stata nessuna avance né da Pd, né Cinque stelle o Avs). Sarebbe divertente capire come fa Landini a invocare misure che il centrodestra ha già realizzato: «Bisogna bloccare il prezzo della benzina, aumentare i salari, investire nella sanità, nelle energie rinnovabili, nella scuola, dire basta alla precarietà». Questo esecutivo ha tagliato le tasse sotto i 50mila euro, ha aumentato il contratto del pubblico impiego con un rinnovo che la Cgil non ha firmato, ha convinto le principali società petrolifere a fare un price cap a benzina e diesel, ha messo nella sanità quasi 143 miliardi nel 2026 dai 126 miliardi del 2022 e ha erogato 1,6 milioni di prestazioni in più, ha dato il via libera all’energia nucleare di quarta generazione a bassissima produzione di scorie che la Cgil e la sinistra osteggia mentre la Ue considera tra le principali rinnovabili green, ha cercato di eliminare le classi ghetto per migliorare l’apprendimento di bambini italiani e stranieri come chiedeva Carlo Azeglio Ciampi nel 1999 e prima ancora lo stesso Mattarella nel 1990. Se non ci fosse da piangere per come si è ridotta la Cgil, verrebbe da ridere come predicava Ruggero Leoncavallo quando parlava di giubbe, maschere e pagliacci.