Scontri, insulti e blocco dei lavori alla Camera. I grillini scatenano il caos

Il Movimento 5 Stelle alza il livello dello scontro e blocca i lavori di alcune Commissioni. Qualcuno ipotizza il reato di "attentato contro organi costituzionali"

Scontri, insulti e blocco dei lavori alla Camera. I grillini scatenano il caos

Acque agitate a Montecitorio, dove i deputati del Movimento cinque stelle continuano la loro dura protesta, scattata mercoledi sera dopo l'approvazione del dl Imu-Bankitalia e la decisione, della presidente Laura Boldrini, di bypassare l'ostruzionismo mandando subito al voto il provvedimento (che a mezzanotte sarebbe decaduto). Insulti, occupazioni, querele e, di fatto, blocco dei lavori, sia in Aula che in Commissione. Alcuni sostengono che vi siano gli estremi di un reato, configurabile nel blocco dell’attività delle commissioni della Camera, dove fra ieri e oggi c’è stato un braccio di ferro fra i deputati M5S e le altre forze politiche. Un reato che, sulla carta, è punito con una pena che arriva a 5 anni di reclusione. La voce si è sparsa anche a Montecitorio dove i presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, Francesco Paolo Sisto e Donatella Ferranti, hanno dovuto relazionare per iscritto all’Ufficio di presidenza della Camera sui tafferugli verificatisi. Il reato è quello previsto dall’articolo 289 del Codice penale: attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali. E recita così: "È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire in tutto o in parte, anche temporaneamente". L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso di aprire un’istruttoria sulla bagarre scoppiata in Aula e nelle Commissioni.

I deputati grillini inoltre hanno bloccato nell'aula i parlamentari degli altri schieramenti. Mentre la Commissione affari costituzionali votava il mandato al relatore della legge elettorale, i parlamentari M5S gridavano. Necessario l'intervento dei commessi. E per motivi precauzionali le porte di accesso agli uffici della presidente Laura Boldrini, a Montecitorio, sono state sbarrate. Lo scontro è totale, visto che il Movimento 5 Stelle ha presentato la messa in stato di accusa (impeachment) nei confronti del Presidente della Repubblica per "attentato alla Costituzione".

Tutto è iniziato con la ghigliottina

Da ieri sera i deputati grillini sono letteralmente infuriati con la presidente della Camera, che applicando la cosiddetta "ghigliottina" (o tagliola) contro l'ostruzionismo, ha permesso l'approvazione in extremis del decreto Imu-Bankitalia. Scene da saloon a Montecitorio, con alcuni deputati che lanciavano monetine di cioccolata, altri che alzavano le mani davanti ai banchi del governo, chi esponeva cartelli con la scritta "vergogna", chi sventolava tricolori, qualcuno intonava "Bella ciao", altri rispondevano con le note dei "Fratelli d'Italia". Ma ricapitoliamo brevemente i fatti: al termine delle dichiarazioni di voto, intorno alle 18, si erano iscritti a parlare 173 deputati del Movimento 5 stelle. Conti alla mano avrebbero avuto 29 ore di tempo. Troppo, visto a mezzanotte scadeva il termine ultimo per approvare il decreto, pena la decadenza. Così la Boldrini ha deciso di porre subito in votazione il provvedimento (sfruttando una norma introdotta da Violante nella XIII legislatura, non era mai stata utilizzata). E il decreto è passato, evitando, tra le altre cose, la seconda rata sull'Imu.

Stamani i deputati M5S hanno di fatto occupato l’aula della commissione Giustizia. Vittorio Ferraresi siede al momento al posto della presidente Donatella Ferranti. I commissari degli altri gruppi sono nel corridoio antistante all’Aula. "Continuiamo la forte opposizione ai lavori di Aula e commissioni", spiega raggiunto telefonicamente Ferraresi.

"È inaccettabile che Dambruoso, che è un magistrato, abbia dato uno schiaffo e uno spintone ad una nostra collega". E ancora: "Vogliamo le dimissioni della presidente Boldrini e del questore Dambruoso".

"Hanno chiuso le porte della Commissione. Non era mai accaduto. La stampa è arrivata anche a difendere lo schiaffeggiattore Dambruoso senza dire che ieri è stato stracciato il regolamento della Camera. Uno dei nostri è stato chiuso dentro la commissione Giustizia". E' la denuncia che Riccardo Nuti (M5S) fa su Facebook. Il deputato parla di "stato di polizia" nei loro confronti alla Camera. E Silvia Giordano aggiunge: "Da ieri, da prima che iniziasse la nostra protesta, da quando si era capito che la Presidente Boldrini mettesse la tagliola, sembra uno stato di polizia, ormai appena ci muoviamo siamo seguiti dai commessi, non vogliono farci entrare in commissione, ieri sera non ci volevano neanche far uscire... come se fossimo stati noi a volere la morte della democrazia, come se avessimo picchiato noi qualcuno, come se fossimo noi i criminali. La colpa non è loro. Seguono ordini. Il problema è chi da questi ordini. Per fortuna ci sono video, foto... informatevi perché i tg non vi diranno mai come tanno davvero le cose".

Nel commentare su Facebook quanto accaduto ieri anche il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, chiede la testa della Boldrini: "Una signora come Laura Boldrini è una vergogna. Vada a Cuba o in Corea del Nord a fare la presidenta! Dimissioni. Dimissioni. Dimissioni".

Nel pomeriggio la Boldrini è ritornata con un comunicato sulla decisione di applicare la "ghigliottina": "Ieri mi sono assunta una responsabilità derivante da comportamenti altrui, da rigidità contrapposte di diverso segno che hanno scaricato l'onere di una decisione assai difficile sulla Presidenza della Camera." Il presidente della Camera ha commentato anche la richiesta di impeachment presentata dai grillini contro Napolitano: "l Presidente della Repubblica è garanzia democratica. A lui voglio esprimere la mia più sentita solidarietà dopo la sconsiderata decisione di avviare a suo carico la procedura della messa in stato di accusa."

Dambruoso si scusa

"I fatti accaduti ieri in aula nella loro oggettività non consentono un ribaltamento della verità", dichiara il questore della Camera Stefano Dambruoso. "Il diritto politico alla protesta è sconfinato in una aggressività ingiustificabile da parte di numerosi deputati del M5S. Rivedendo le immagini tuttavia sento la necessità, anche in virtù del mio ruolo di questore della Camera, di scusarmi con la deputata del M5S, Loredana Lupo, che ho involontariamente colpito, nel tentativo di impedire a lei e ai suoi colleghi di avventarsi, con furia, contro il tavolo della presidenza. Le azioni di ieri in aula hanno contribuito ad acuire un clima di avvelenamento all’interno delle istituzioni che oggi è necessario stemperare. In tal senso fornisco il mio contributo non partecipando ai lavori dell’ufficio di presidenza che si occuperanno degli episodi avvenuti ieri pomeriggio".

Botta e risposta M5S-Boldrini

Il Movimento 5 Stelle insiste con la richiesta di dimissioni nei confronti del questore D’Ambruoso. La richiesta di dimissioni è rivolta anche alla presidente della Camera, Laura Boldrini. Ad inizio seduta, il grillino Toninelli prende la parola e ribadisce che per i 5 Stelle ieri "il regolamento e la democrazia sono stati violati. Lei speriamo venga sostituita il prima possibile". Poi prende la parola la deputata Loredana Lupo (M5S), che racconta quanto è accaduto ieri in Aula, quando "il questore Dambruoso mi ha schiaffeggiata. Chiediamo di interdire i lavori parlamentari al questore e che si dimetta". La presidente Boldrini replica: "Si è appena svolto un ufficio di presidenza e i questori sono stati incaricati di svolgere accertamenti su quanto accaduto ieri. Fatti che non sono sfuggiti - scandisce Boldrini - alla presidenza della Camera e quanto prima i questori riferiranno". E annuncia sanzioni rapide: "L’ufficio di presidenza ha avviato i lavori quanto prima arriveranno i risultati".

Carfagna: la Camera non è un asilo

In una nota la portavoce del gruppo Forza Italia alla Camera, Mara Carfagna, scrive che "la democrazia a 5 Stelle: occupazioni, urla, spintoni e volgarità gratuite. Comprendiamo la sindrome di Peter Pan ma la Camera dei deputati non è un liceo, né tanto meno un asilo".