Obiettivo salvezza: l'istituto cerca 2,3 miliardi

Titolo in rialzo: +2,3%. Gli analisti: capitali freschi per evitare la nazionalizzazione

«Potenzialmente una nazionalizzazione può accadere». Il presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo, in un'intervista a Ballarò, ha usato la parola «tabù»: quella che il mercato non vuole sentire e che una certa politica invoca come ancora di salvezza.
«Sottolineo potenzialmente - ha aggiunto Profumo - perché il piano industriale dovrebbe consentirci di restituire» i Monti bond, «questo supporto pubblico che stiamo ricevendo». Ecco, alla fine quei 3,9 miliardi di prestito pubblico a fronte di 3,1 miliardi di capitalizzazione continueranno a pesare come un macigno sulla redditività dell'istituto. E considerato che tra le possibilità di pagamento degli interessi è contemplata anche l'emissione di nuove azioni, lo Stato - in potenza (e forse anche in atto) - potrebbe trovarsi azionista della banca.
Il conto l'hanno fatto gli analisti di Mediobanca. Quei 3,9 miliardi quest'anno costeranno complessivamente circa 500 milioni. Poi bisogna aggiungere le perdite sui derivati (lo scenario più probabile è attorno ai 500 milioni, ma si potrebbe sfiorare il miliardo). Infine, ci sono quei 23 miliardi di Btp in portafoglio che agli attuali livelli di spread (255 punti base) «costano» 700 milioni in bilancio. Considerata la necessità di mantenere il parametro di solidità patrimoniale (Core Tier 1 ratio) al 9%, per il Monte la strada è una sola: recuperare almeno 2,3 miliardi di euro di nuovo capitale per restituire i Monti-bond almeno nel 2014.
Con la Fondazione Mps «a trazione Pd» che si è definitivamente chiamata fuori annunciando la vendita di un altro 10% della banca per ripagare i debiti rimanenti (350 milioni) e che comunque non avrebbe avuto i mezzi per seguire neanche il prospettato aumento da un miliardo, trovare un investitore coraggioso disposto a scommettere sulla bontà del «cambio di marcia» targato Alessandro Profumo non sarà semplice. Di qui l'ipotesi della nazionalizzazione.
Perché, allora, si è arrivati a questo punto? Nella documentazione di Bankitalia, presentata ieri dal ministro Grilli, emerge che Via Nazionale sapeva delle operazioni «pronti contro termine» con Deutsche Bank e Nomura sin dal 2010 anche se ha avuto contezza che servivano a «mascherare» altre perdite su derivati solo nello scorso autunno. L'ad di Mps Fabrizio Viola ha fatto sapere che il vecchio cda non batté ciglio dinanzi alla «defenestrazione» del direttore finanziario Gianluca Baldassarri, il manager che ricorse a «Santorini» e «Alexandria» per imbellettare i conti.
Per gli azionisti di Mps c'è comunque una notizia positiva. Il rialzo registrato ieri a Piazza Affari (+2,3% a 0,267 euro) ha ridotto al 9% la perdita di valore dei titoli dall'esplosione del caos derivati. Non è molto ma aiuta.

Commenti
Ritratto di marforio

marforio

Mer, 30/01/2013 - 10:45

Potrebbero avere un credito dalla Merkel.

guidode.zolt

Mer, 30/01/2013 - 14:59

State tranquilli...Grilli ha sentenziato che l'Istituto è solido... e non ha grilli per la testa...!