Prima le minacce, ora la denuncia. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore si rivolge alla Questura in risposta a una serie di intimidazioni ricevute tanto sui social quanto sul suo telefonino nei giorni successivi alla manifestazione organizzata per la morte di Abderrahim Fakir, culminata con violenze e scontri nel centro cittadino.Un’inchiesta dovrà ora individuare gli autori dei messaggi più gravi, alcuni dei quali – secondo quanto riferito dal Corriere di Bologna – conterrebbero anche minacce di morte e riferimenti all’indirizzo di una precedente abitazione del primo cittadino. Tra le frasi finite all’attenzione degli investigatori compare anche: «Lepore ti vogliamo come Fakir». La scelta del sindaco di presentare una denuncia-querela arriva dopo giorni di forte tensione politica, seguiti al corteo convocato in memoria di Fakir. Una manifestazione nata all’insegna della richiesta di verità sulla morte dell’uomo ma poi degenerata in episodi di guerriglia urbana, con assalti, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine che hanno inevitabilmente spostato il baricentro del dibattito pubblico.Solidarietà a Lepore è arrivata dall’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo. «A nome della famiglia la più profonda solidarietà al sindaco.La fine di Fakir non si può augurare a nessuno». La vicenda, tuttavia, ha immediatamente riacceso anche lo scontro politico. Il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti condanna le minacce, definendole «deprecabili come tutte le minacce», ma osserva che il clima di ostilità sui social fosse prevedibile dopo quanto accaduto nelle strade di Bologna. «Forse Lepore è troppo ingenuo per aspettarsi ciò che era inevitabile se governi la città degli antagonisti e dei centri sociali. Se così fosse sarebbe un motivo in più per dimostrare la sua inadeguatezza a governare la città». Una critica articolata arriva dal leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Non avrei fatto quello che ha fatto Lepore. Trovo sbagliato adesso buttargli addosso la croce», spiega a Sky Tg24. Renzi invita a non trasformare ogni episodio di cronaca in uno scontro ideologico: «Tutte le volte che c’è un fatto di cronaca la parola passa alle curve e il Parlamento si trasforma in un bar dello sport». Ad accendere la polemica sono anche le parole di Pier Luigi Bersani, intervenuto a 4 di Sera, su Rete 4 e Tgcom. L’ex segretario del Pd ha rivendicato il significato dell’iniziativa sostenendo che dal palco «si è dato voce alla nipote dell’uomo ucciso che ha dato un messaggio di una civiltà assoluta». Un’affermazione che finisce inevitabilmente per sovrapporsi a un quadro sul quale gli accertamenti sono ancora in corso, con le cause del decesso e le eventuali responsabilità ancora al vaglio delle autorità competenti.E una nota della Lega di Matteo Salvini punta il dito contro queste tipo di affermazioni: «Polizia e Croce Rossa, a Bologna come ogni giorno, fanno il loro dovere e non “uccidono” nessuno. Basta con le vergognose accuse della sinistra». Il capogruppo in Regione Emilia-Romagna della Lega, Tommaso Fiazza attacca chi dimentica le circostanze in cui è maturato l’episodio e gli sforzi fatti per cercare di fermare senza conseguenze una persona in forte stato di agitazione: «Un processo mediatico costruito prima ancora che la Procura avesse il tempo di ricostruire quanto accaduto. Oggi, però, emergono elementi che impongono una riflessione ben diversa».
