Ormai sono soltanto diversamente finiani

Più astuto e accorto del precendente delfino, Angelino non ha attaccato Berlusconi a testa bassa, ha cercato invece di aggirare l'ostacolo

Ormai sono soltanto diversamente finiani

Peccato. Alla fine Angelino non ce l'ha fatta a superare il test. Cosa farai caro Alfano il 27 novembre? La risposta è non vengo. Non sarò lì con voi davanti a Palazzo Madama a dare la mia solidarietà a Berlusconi.

Adesso, con un certo rammarico, Alfano dovrà riconoscere che il suo tentativo di quadrare il cerchio è fallito. Gli elettori di centrodestra ora sanno che Alfano è diversamente finiano. È più astuto, più marpione, più accorto politicamente dell'altro precedente delfino. Fini ha caricato Berlusconi a testa bassa, per via diretta, convinto che il leader del suo partito fosse ormai al capolinea, sicuro di potergli strappare voti e consensi senza bisogno di benedizioni. Non ha neppure provato a mettere in campo mozioni di affetto, tra parole e azioni non c'era troppa discrepanza. Alfano, invece, ha cercato di aggirare l'ostacolo. A parole non voleva rompere il rapporto umano. Non voleva apparire come antiberlusconiano. Ma c'è un punto in cui la realtà si infrange con le buone intenzioni. Il suo interesse unico è restare al governo il più a lungo possibile. Ha bisogno di tempo. Il tempo che il Cavaliere diventi un ricordo.

La rottura non è nata dall'estremismo di chi ha scelto Forza Italia, ma da una vocazione napolettiana. Tutto questo comporta il sacrificio di Berlusconi, che non ha diritto né a grazia e né giustizia. L'avventura dei cosiddetti moderati del Nuovo centrodestra passa e doveva passare per l'omicidio politico del leader. È un'ambizione. Forse anche legittima. Non è questo che disturba. Quello che ferisce è l'ambiguità. Il tono sdolcinato con cui si è rivolto a Berlusconi, mentre con Letta e Napolitano lavorava per eliminarlo.

C'è un momento nella vita in cui bisogna calare le carte, farle vedere, mostrare cosa si stringe tra le mani, gettare via la maschera e denudare il cuore. Alfano l'ha fatto. Quando dice a Silvio «ti voglio bene, ho dato tutto e mi ha dato tanto», sta in realtà bluffando. Sono solo parole. È soltanto politica. La realtà è che non ha alcuna voglia di mettersi nei guai per il Cavaliere, ma vuole i suoi voti, sognando l'eredità, la legittimazione, un passaggio di consegne a costo zero. Il semplice invito a dare mercoledì una solidarietà autentica lo ha stanato. Avere il quid è un'altra cosa.

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