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Il padre di Lavitola curò da psichiatra Raffaele Cutolo

Il medico, celebre a Napoli, periziò diversi camorristi tra cui Senese "’o Pazzo"

Il padre di Lavitola curò da psichiatra Raffaele Cutolo
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Il cognome Lavitola non è certo nuovo nell'ambiente romano e napoletano. Ora è salito agli onori della cronaca per via del fi-Valter, centro

dell'affaire che lo vede indagato come presunto mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci. Anche il padre, però, che se ne è andato da incensurato, aveva conosciu-to, per altri motivi, il mondo della criminalità. Giuseppe Lavitola, infatti, fu un medico di grande rilievo nella psichiatria pubbli-ca: diresse una delle unità cliniche dell'Ospedale psichiatrico provinciale «Leonardo Bianchi» di Napoli e risulta indicato anche come direttore dell'istituto. Il Leonardo Bianchi era un manicomio civile e tra i casi più rilevanti che lui ha seguito c’è quello di Michele Senese, di Raffaele Cutolo, boss della Nco, al centro di misteri e intrighi di Stato, e compare direttamente nella documentazione del quarto troncone del maxiprocesso alla Nuova camorra organizzata del 1985. In udienza viene citata una sua consulenza che diagnosticava a un imputato una «epilessia psicomotoria», deficit intellettivo e alterazioni del carattere. Si tratta dell’imputato Luigi Riccio. La relazione sosteneva, in sostanza, che gli atti anomali commessi dal soggetto potessero verificarsi in uno stato di restringimento della coscienza, con automatismi di natura epilettica, incidendo sulla capacità di intendere e di volere. Ovviamente, il paziente più famoso fu Raffaele Cutolo.
Continuò a seguirlo anche negli anni successivi. Questo emerge con chiarezza dagli atti del processo contro Antonio Gava, ex ministro dell’Interno ai tempi della Dc.
In quel processo viene acquisita una precedente deposizione di Lavitola, nella quale racconta di essersi recato tre volte a visitare Cutolo nel carcere dell’Asinara. Disse di averlo trovato in uno stato depressivo, di aver redatto una relazione clinica e di averne parlato con Antonio Gava, chiedendo un intervento per attenuarne le condizioni di isolamento.
Successivamente Cutolo fu spostato dalla sezione di massima sicurezza «Fornelli» a una sezione meno rigida, pur rimanendo detenuto. Michele Senese, detto «’o Pazzo», è stato il capo dell’omonimo clan camorristico radicato a Roma. La prima diagnosi psichiatrica favorevole che lo qualificò come malato mentale viene attribuita a Giuseppe Lavitola. La diagnosi riportata recitava «schizofrenia paranoide in disturbo di personalità antisociale e ritardo mentale». Elemento che ebbe una conseguenza concreta nel percorso detentivo di Senese: il boss venne inserito nel circuito degli ospedali psichiatrici giudiziari. I contatti con la criminalità organizzata di Valter Lavitola hanno, invece, altra natura. Il faccendiere finisce nel penitenziario di Secondigliano, a Napoli. Qui conosce e diventa amico di elementi di spicco dei clan della provincia di Napoli. A Secondigliano avrebbe conosciuto Clesio Gomez, considerato dalla Procura, l’intermediario tra Lavitola e gli esecutori.


I detenuti ricordano Valter con affetto: «Con lui in cella era una festa, arrivavano pacchi (vestiti e cibo) tutti i giorni. A tutti diceva: Fuori se avete bisogno ci sono», racconta al Giornale un ex detenuto del carcere di Secondigliano.
PaNa GiuSor.

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