Antonio Patuelli è stato eletto per la settima volta consecutiva presidente dell'Associazione Bancaria Italiana. Il neoeletto Consiglio dell'Abi lo ha scelto per acclamazione, sulla base della proposta unanime del Comitato esecutivo, subito dopo l'Assemblea annuale. «A Patuelli va riconosciuta la coerenza dimostrata negli anni: ha sempre considerato il sindacato un interlocutore serio e indispensabile», ha commentato il segretario Fabi, Lando Maria Sileoni, aggiungendo che «in una stagione di trasformazioni, la cultura del confronto è un valore aggiunto».
Nella sua relazione all'assemblea, Patuelli aveva rivolto un severo appello all'Europa, chiedendo maggiore rapidità nelle decisioni comunitarie. «Non si possono attendere i tempi lunghi dei veti di singoli Stati e non c'è tempo per aspettare una nuova Costituzione per l'Europa», ha sottolineato. La via indicata dal presidente dell'Abi è quella delle cooperazioni rafforzate, sul modello già seguito per l'euro, che «non sarebbe nato» se si fosse atteso il consenso di tutti gli Stati membri. Da qui la richiesta che «la Ue approvi i provvedimenti per l'Unione dei Risparmi e degli Investimenti», insieme a misure che stimolino gli investimenti privati e riducano la pressione fiscale sui risparmiatori in proporzione alla durata degli investimenti.
Patuelli ha inoltre insistito sulla necessità di semplificazione e de-burocratizzazione, precisando che «non sono abolizioni di regole del mercato», e ha rivendicato la solidità del sistema bancario italiano, richiamando le parole del governatore Panetta secondo cui essa «costituisce oggi un elemento di stabilità
per l'Italia». Non è mancata, infine, una stoccata sul fisco: le banche italiane, ha ricordato il presidente dell'Abi, operano già «con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l'articolo 53 della Costituzione».
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