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Primarie e patentino pro Pal di Majorino. Imbarazzati anche il sindaco e Scavuzzo

“No comment” da Sala e dalla vice candidata. Sulla “sinistra maestrina” Beppe replica a Calabresi: “Io sono del partito che vuole vincere e parlare di questioni concrete”. E per alimentare lo show Azione propone il gemellaggio tra Milano e Kiev

Dalle piscine chiuse alla cultura, Majorino sconfessa giunta Sala (e Pd)

Ci mancava il «patentino pro Pal». Il consigliere regionale Pd Pierfrancesco che è pronto a scendere in campo per il dopo Sala e ha appena contestato dieci (forse quindici) anni di giunte Pd, tra la città «cementificata», i favori ai palazzinari e le piscine chiuse, invece di produrre velocemente un piano delle soluzioni alternative due giorni fa ha indicato la priorità. «I candidati alle primarie milanesi devono impegnarsi a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv, almeno fino a quando quella municipalità non si schieri chiaramente contro il massacro in corso a Gaza». E ha dato il via al solito show a sinistra. Il sindaco Beppe Sala dopo l’accusa sulla città del cemento aveva promesso di «non commentare più le parole di Majorino («mi metto in disparte così può criticare meglio»), e ieri ha cercato di tenere la linea del «no comment, preferisco veramente evitare o non si finisce più e si litiga». Ma ha ricordato che nelle stesse ore il segretario di Azione Francesco Ascioti la rilanciato con la proposta del gemellaggio tra Milano e Kiev aggiungendo che «sono d’accordo, ma i gemellaggi vanno fatti sulla base di una collaborazione concreta, tanto è vero che io non ne ho fatto uno, quindi lascio questo dibattito alla campagna elettorale». Lascia lo show alla sinistra che nei mesi scorsi ha già paralizzato l’aula con una decina di sedute, esponenti di Avs sono arrivati a occupare il consiglio con i centri sociali contro Sala che si rifiutava di imporre lo stop. Anche la vicesindaco Pd Anna Scavuzzo, in campo per le (ipotetiche per ora) primarie ieri ha preferito non commentare ma nei mesi scorsi aveva difeso con Sala la necessità di tenere un «ponte» aperto con Tel Aviv. E si era battuta Azione, che - come ha ricordato il sindaco - ieri con il segretario milanese Francesco Ascioti ha risposto a Majorino, Pd e campo largo con un’altra sfida: «Chiunque si candida a sindaco di Milano, di ogni schieramento, , dica che nella prima giunta porterà la proposta di un gemellaggio fra Milano e Kiev. Tutti sottoscrivano l’impegno a promuovere, appena eletti, il gemellaggio». Il partito di Calenda afferma che «il nazista di oggi è Putin e la Città che lotta per la Resistenza europea è Kiev con l’eroico coraggio del popolo ucraino. I valori vengono prima delle tattiche di parte». Già depositato una mozione. In linea con Majorino ovviamente la coportavoce di Avs Milano Francesca Cucchiara: «Rimane però l’amarezza e consapevolezza che se il Pd fosse stato compatto il gemellaggio lo avremmo già rimosso». Per la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini «da Majorino e compagni c’è il tentativo maldestro di oscurare il terzo anniversario del pogrom del 7 ottobre. Le priorità dei milanesi sono affitti, sicurezza, periferie. E Milano non ceda il passo alla propaganda antisemita». Per Manfredi Palmeri, capogruppo della lista civica federata con Nm, «la sinistra milanese è strumentalmente fissata contro la bandiera con la stella di Davide. Alla vigilia del 7 ottobre, il gemellaggio semmai va applicato».

Sala torna anche sulle critiche di Mario Calabresi, altro aspirante sindaco del Pd, sulla «sinistra maestrina». Io, commenta, «sono della sinistra che vuol vincere e che vuol parlare di questioni molto concrete. Se vogliamo vederla in positivo, m stia venendo fuori un dibattito per una nuova sinistra sociale nel mondo, che va su temi concreti come la casa. E deve intestarsi una battaglia sui salari». Sulla sicurezza ammette che «per quanti sforzi si facciano, la destra è stata storicamente più capace di cavalcare questa questione». Il tema secondo Sala «condizionerà certamente molto la campagna ma non sono così sicuro che condizioni poi il voto dell’elettore». Si vedrà.

Ieri Calabresi ha presentato il suo libro «Le voci degli altri» (Mondadori) al teatro Nazionale. E a quanto pare si aspettava che il fatto che un suo testo fosse stato inserito tra le prove di maturità lo rendesse indenne da ogni critica: giorni fa ha bocciato il decreto sul tetto del 30% di stranieri nelle scuole e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valdidata lo ha bacchettato, ha interpretato male la norma. «A giugno come traccia della maturità andavo bene, se dico che i bambini più in difficoltà forse non devono essere puniti ridistribuendoli in giro per le scuole allora non vado più bene, Valditara mi ha attaccato. Ma sono lo stesso». Il capogruppo della Lega Alessandro Verri risponde (anche al Pd che ieri ha esposto in aula lo slogan «Nessuno è straniero) che «garantire a un ragazzo una buona conoscenza dell’italiano significa dargli più opportunità, non togliergliele».

Calabresi attacca chi «usa» il padre per criticare la discesa in campo a sinistra: «Ho fatto i conti con quella storia fino in fondo, usare il tema nella polemica politica attuale è un po’ miserabile». Si riferisce «a un gioco che viene fatto sia da qualche pezzettino di sinistra più vecchia, stantia, ideologica, sia da alcuni giornali della destra che dicono ma come fa il figlio del commissario Calabresi» (ucciso nel 1972 da un commando di Lotta Continua dopo una campagna che lo indicava ingiustamente come responsabile della morte di Pinelli) «ma a destra rispondo che sono passati più di 50 anni, il mondo è diverso, guardo ai bisogni del Paese e sto nella parte del campo che per me può dare le risposte migliori». Dall’altra parte, «a chi mi tira in mezzo, oggi in 3, dicendomi che sono il figlio di un assassino e non posso correre per il centrosinistra, penso che uno di questi prima o poi lo querelo».