La recente designazione del collegio sindacale di Acquedotto Pugliese ha offerto un chiaro esempio di come i meccanismi tecnici di una legge possano capovolgerne le intenzioni originarie. Nel dicembre del 2024, infatti, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato una riforma delle nomine pubbliche con l'obiettivo dichiarato di introdurre criteri stringenti di trasparenza, meritocrazia e collegialità, sul modello di una normativa già vigente in Toscana, a firma della pentastellata Antonella Laricchia. Questa procedura ordinaria avrebbe dovuto prevedere bandi pubblici e un vaglio condiviso dei curricula all'interno delle commissioni consiliari, eliminando le vecchie logiche fiduciarie in modo tale da abbattere i casi di clientelismo ma, nei fatti, il sistema di nomina è rimasto lo stesso grazie a un cavillo.
Esiste una clausola all’interno della procedura che annulla tutta la chiarezza di facciata: in caso di scadenza dei termini temporali, infatti, il potere di nomina si trasferisce direttamente e in via esclusiva nelle mani del Presidente del Consiglio regionale. Pertanto, se per un motivo o per un altro si “va lunghi” coi tempi non esistono bandi e commissioni: il presidente sceglie in autonomia e nomina il professionista di suo gradimento. E una misura di salvaguardia per evitare la paralisi amministrativa degli enti ma nei fatti permette di scavalcare l’impianto di trasparenza in modo piuttosto agile. Ed è così che il presidente del Consiglio della Regione Puglia, Toni Matarrelli, ha utilizzato proprio questo potere sostitutivo per la scelta del rappresentante regionale in Acquedotto Pugliese.
Ha agito nell’alveo legittimo ma Matarrelli per il ruolo ha individuato una figura appartenente alla sua stessa rete territoriale e politica, la commercialista Elisa Perez. La professionista vanta una consolidata collaborazione con il presidente, avendo già guidato il collegio dei revisori della Provincia di Brindisi durante il mandato di Matarrelli al vertice dell'ente. A questo si aggiunge un legame politico recente, legato all'ultima campagna elettorale per le amministrative di Mesagne, che ha visto entrambi candidati nella coalizione di centrosinistra.
Il caso mette in luce un evidente cortocircuito legislativo in cui una riforma nata per istituzionalizzare il merito e il distacco politico ha finito per offrire, attraverso le sue stesse pieghe burocratiche, una copertura legale ineccepibile a una scelta basata sulla continuità politica.