Chi parla, boccia la scuola dei divieti. Anche gli imam non prendono bene l’idea di dire «addio» ai prodotti alimentari ricavati dal maiale, nelle mense scolastiche di Pordenone - e magari non solo in quelle, in prospettiva.È un malinteso senso di «integrazione» quello che ispira misure del genere, che non riguardano solo l’Italia. Ma le guide religiose musulmane - quelle che si espongono - bocciano questi vincoli per tutti. «Per i musulmani, non mangiare carne di maiale è un precetto religioso - premette Massimo Cozzolino, segretario generale della Confederazione islamica italiana - Ma rispettare questo precetto non significa chiedere agli altri di rinunciare alle proprie tradizioni». «Una società pluralista deve saper garantire a ciascuno la libertà di vivere le proprie convinzioni, senza trasformare le differenze in motivi di conflitto». «La soluzione - dice - non è contrapporre il rispetto delle esigenze alimentari dei bambini musulmani alla tutela delle tradizioni italiane. È organizzare le mense in modo da conciliare le diverse necessità.L’integrazione non è uniformità, ma convivenza nel rispetto reciproco». «La vera inclusione non toglie spazio a qualcuno per darlo a qualcun altro: crea le condizioni perché tutti possano sentirsi rispettati.Qualcuno preferisce non rispondere, a dire il vero. O forse non può. «Questi argomenti vengono fuori quando ci sono le elezioni e la mia comunità viene strumentalizzata» dice il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, 144.«Noi non abbiamo né imposto niente sulle scuole né chiesto di farlo alle strutture pubbliche. I nostri bambini evitano di mangiare il maiale ma a un italiano che vuole farlo chi può impedirlo?». L’Ucoii non si pronuncia. Non ha problemi, certo Hassan Chalghoumi, noto - non solo in Francia come uomo simbolo di un islam che sfida gli integralisti ed è compatibile con la democrazia e i diritti. Il caso - dice - «non è un fenomeno isolato. Lo osserviamo anche in Francia. Esso rivela problemi più profondi: la formazione di ghetti, la mancanza di mescolanza negli alloggi e nelle scuole, e l’incapacità di alcune politiche locali di anticipare tali evoluzioni».Per Chalghoumi, imam di Drancy e presidente degli imam di Francia, è questione di libertà. «I musulmani, gli ebrei, le persone di altre fedi o coloro che non mangiano carne devono avere la possibilità di scegliere, ma «è inaccettabile che alcuni pretendano, puramente e semplicemente, l’eliminazione della carne suina.Non spetta a una parte della popolazione vietare un alimento agli altri». Chalghoumi ricorda che «non tutti gli alunni di origine immigrata sono musulmani». E ribaltando l’osservazione di Asfa, avverte: «Ci troviamo in un periodo elettorale. È fondamentale non distogliere lo sguardo». «In Francia abbiamo già visto le conseguenze di questo genere di rinunce e silenzi. Bisogna parlare con chiarezza, affrontare i problemi e cercare soluzioni concrete: nell’interesse della convivenza, non in funzione delle scadenze elettorali.

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