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Le lacrime delle famiglie, le facce livide dei rappresentanti dello Stato, le bare dei quattro militari italiani: il racconto dei funerali. Presenti Mattarella, Meloni e Crosetto

Le loro storie, le lacrime delle famiglie, le facce livide dei rappresentanti dello Stato

Funerali

Quattro ragazzi nelle bare. Le loro storie, le lacrime delle famiglie, le facce livide dei rappresentanti dello Stato. I baschi azzurri, i corazzieri in alta uniforme. Funerali solenni alle 9,30 per i sergenti dell’esercito Simone Ruggia e Claudio Marchese e i due appartenenti alla Croce Rossa, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, Illuminata dal sole romano, la chiesa degli eroi Santa Maria degli Angeli accoglie i nostri militari morti in Bosnia per la caduta del Chinook nei campi attorno a Brcko.

Erano andati lì in missione umanitaria, per soccorrere del malati, ora sono in quei feretri avvolti dal tricolore, portati a spalla dentro la basilica dai commilitoni davanti a un picchietto d’onore.Fuori, una piccola folla di amici e cittadini fa partire un applauso. Dentro, Mattarella, Meloni, La Russa, Crosetto, Tajani, Schlein, Fratoianni, poi i vari vertici delle forze armate. C’è tutto lo Stato, maggioranza e opposizione, per far sentire la vicinanza e la riconoscenza. Il presidente della Repubblica, che ieri a Ciampino ha carezzato le bare, adesso si avvicina ai parenti e ha una parola per tutti mentre i feretri entrano, a passo lento attraversano la navata centrale e vengono sistemati su un tappeto di fronte all’altare.

La simbologia è potente, l’emozione forte.A officiare il rito è il cappellano militare, l’arcivescovo Gian Franco Saba, che arriva seguito da un nugolo di preti e chierici con la pianeta viola, stringe le mani ai familiari e dà inizio alla messa solenne. All’omelia, ricorda il valore del sacrificio per una missione umanitaria. “Questo nostri valorosi ragazzi li ritroveremo tra i santi. Dedicare la propria vita a un servizio di pace dimostra vera sapienza ed è un anticipo di Paradiso”.Giovani esistenze stroncate. Non è una cosa facile da accettare, infatti Saba capisce il dolore.

“Accettare non significa subire con spirito arrendevole - spiega l’arcivescovo - ma lavorare per migliorare. Noi qui possiamo celebrare un gesto di fragile accoglienza. Siamo tutti riconoscenti a Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura che hanno messo a disposizione degli altri i loro talenti e le loro competenze. Spendere la vita per amore, questo hanno fatto”.Poi parla il ministro della Difesa. “Tutto la Repubblica è qui, senza divisioni, per ricordare i vostri giovani. Simone era un paracadutista amante della natura e dello sport. Claudio era di Salerno e aveva il mare nel sangue. Franco Adriano aveva lavorato 40 anni ma non si sentiva in pensione. Laura sprizzava energia. Storie diverse è uno stesso entusiasmo per costruire la pace, di servire fino all’estremo sacrificio. In Bosnia costruiranno un monumento per loro. Se lo meritano”.Orgoglio per questi ragazzi e speranze per il futuro, mentre una tromba suona il Silenzio prima dell’ultimo viaggio.

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