Dopo la confessione di Lavitola, il sondaggio commissionato dal principale accusato dell’attentato per analizzare la probabilità di successo di Ranucci alle prossime elezioni politiche assume un significato ancora più particolare e inquietante. Normalmente nasce una candidatura e poi si commissiona un sondaggio per verificarne la forza. Nel caso Ranucci la sequenza appare opposta, cioè prima ancora che esista una candidatura, si cerca di capire attraverso un sondaggio se quella candidatura abbia le condizioni per esistere ed in tal caso come potenziarla, a qualsiasi prezzo, addirittura con un attentato, a prendere per vero ciò che ha dichiarato l’ex direttore dell’Avanti. Ma dopo queste dichiarazioni è emerso qualcosa di più. Il sondaggio non appare soltanto come un casting preventivo, una sorta di primaria che precede la candidatura. Inserito nella ricostruzione di questi giorni, finisce per assumere il valore di uno strumento destinato a certificare preventivamente la forza politica di un uomo che leader ancora non è.
Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato e ha sostenuto di averlo organizzato per favorire un innalzamento della protezione di Ranucci ed indirettamente, quindi, il sondaggio sarebbe dovuto servire ad accrescere la reputazione del conduttore di Report. È una versione tutta da verificare e sulla quale lo stesso Ranucci ha espresso incredulità. Quindi se si osservano insieme gli elementi che stanno emergendo, il sondaggio acquista un significato completamente diverso. Prima di tutto, per mettere in atto il piano di «scendere in campo» si vuole cercare con il sondaggio una certificazione del consenso, cioè quanto Ranucci potrebbe valere politicamente. Nulla di illecito, anzi metodologicamente perfetto e frutto di una mente strategica. Però dall’altra, nella ricostruzione fornita da Lavitola, c’è un attentato che avrebbe dovuto produrre maggiore protezione e un incremento della reputazione che a sua volta sarebbe dovuta servire non solo a conquistare consenso ma a imporsi come leader politico. Due strumenti, sondaggio e attentato, incomparabili per natura e gravità, che tuttavia nella narrazione di Lavitola sembrano convergere verso la costruzione di una figura politica.
Il sondaggio ha quindi perso la sua funzione di strumento di analisi ed è diventato un’arma politica. Una sorta di pistola fumante, non sul piano giudiziario naturalmente, ma del racconto. Il numero non avrebbe dovuto descrivere solo una realtà. Avrebbe dovuto certificarla prima ancora che esistesse. Tra l’altro Ranucci disponeva già di notorietà, e di un rapporto molto forte con parte dell’opinione pubblica. Ma queste caratteristiche appartenevano al giornalista. Il sondaggio avrebbe dovuto compiere il passaggio successivo stabilendo se quel patrimonio personale potesse essere trasformato in capitale politico. Una quotazione preventiva. E se il risultato fosse stato importante, quel numero avrebbe potuto generare il racconto per far emergere la candidatura. Non più soltanto: «Ranucci è un giornalista molto apprezzato», ma: «Ranucci, se si candidasse, avrebbe un consenso». Così si sarebbe creato una prospettiva politica. Il sondaggio avrebbe quindi svolto una funzione di certificazione. Non doveva accompagnare una candidatura già decisa, ma fornire la prova che quella candidatura meritasse di essere costruita, attentato compreso.
