Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:45
Interni

Rampelli asfalta la sinistra: “Giustifica i violenti. Ridateci il Partito comunista”

Il vicepresidente della Camera attacca il campo largo: “Berlinguer aveva senso dello Stato, oggi solo psicanalisi e giustificazioni”

Duro affondo di Fabio Rampelli contro la sinistra e le critiche al nuovo decreto sicurezza varato dal governo Meloni dopo le violenze che hanno messo a ferro e fuoco Milano e altre città italiane. Il vicepresidente della Camera, esponente di Fratelli d’Italia, punta il dito contro il “Campo Fricchettone”, accusato di aver smarrito il senso dello Stato e di preferire le analisi sociologiche alla difesa della legalità. Con un paragone destinato a far discutere: persino il vecchio Partito comunista, sostiene, aveva più coraggio degli attuali progressisti.

“Il furore ideologico della sinistra annebbia la realtà”, esordisce Rampelli. Il riferimento è agli anni Settanta, quando nei cortei della Cgil e del Pci i servizi d’ordine intervenivano per allontanare gli estremisti violenti. “Le botte si sprecavano. Espulsi in pochi minuti e condanne senza ambiguità per l’estremismo”, ricorda il deputato, sottolineando come Enrico Berlinguer avesse sostenuto le leggi speciali contro il terrorismo: “Si chiamava senso dello Stato, sconosciuto agli attuali leader del Campo Fricchettone”.

Da qui l’attacco alla gestione delle violenze di piazza. Rampelli denuncia quello che definisce il “combinato disposto” di “una sinistra violenta ed eversiva e di una moltitudine di maranza”, accusando la sinistra di giustificare di fatto saccheggi e devastazioni. Nel mirino finiscono anche i sindaci del Pd delle grandi città, ai quali attribuisce la responsabilità di non aver prevenuto il degrado. “Si antepone la psicanalisi alla difesa delle città e dei lavoratori del commercio”, è la sua accusa.

Il vicepresidente della Camera difende quindi la strategia securitaria dell’esecutivo, rispondendo a chi contesta l’introduzione di 51 nuovi reati. Le norme penali, osserva, servono anche come deterrente, indipendentemente dal fatto che riescano a eliminare completamente i fenomeni criminali. “Da sempre rubare è un reato eppure i ladri non sono scomparsi; non per questo si rinuncia alla certezza della punizione”.

Rampelli rivendica inoltre i risultati dei decreti Cutro, Rave e Caivano, oltre all’istituzione delle zone rosse presidiate dalle forze dell’ordine. Provvedimenti che hanno contribuito a ridurre gli ingressi irregolari, contrastare i raduni illegali e recuperare territori segnati dal degrado. Non manca una stoccata alla magistratura. Nel mirino finiscono l’Associazione nazionale magistrati e l’Unione delle Camere penali, accusate di contestare le scelte dell’esecutivo senza aver mostrato analoga fermezza contro indulti, provvedimenti svuotacarceri e riforma Cartabia. “Manco fossero le terze Camere dello Stato”, l’affondo di Rampelli, denunciando quello che considera un doppio standard.

La conclusione è una provocazione politica. Il vicepresidente della Camera accusa la sinistra “opportunista” di voler trascinare il Paese verso “il caos delle primavere arabe” o “la miseria di Cuba”. Poi la battuta finale, che riassume il senso dell’intervento: “ARIDATECE il PCI”.

Commenti