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Ranucci, brusca retromarcia su Colosimo

Il conduttore aveva tirato in ballo la presidente dell’Antimafia dopo l’attentato. Adesso ritratta ma le carte lo smentiscono

Report: "Guardateci su Raiplay". Ranucci: "Divisioni? No, redazione stordita da sciaccallaggio"

Sigfrido Ranucci ha tentato una maldestra forma di retromarcia dopo il nostro scoop sulla sua deposizione davanti al pm Carlo Villani e al Procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Occasione in cui, a precisa domanda circa quali potessero essere le piste utili da vagliare per far luce sull’attentato, il conduttore ha fatto il nome della presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo. «In merito a quanto riportato da Il Giornale’ su un mio presunto tentativo di depistaggio nel ricostruire i moventi del mio attentato, è falso che io li abbia attribuiti alle inchieste che riguardavano la presidente della Commissione Antimafia». Spiace però dover contestare come lui fosse stato convocato in Procura proprio per cercare di sviscerare gli elementi che potessero aver generato una reazione di simile portata. Dopo aver parlato delle piste più variegate fa esplicito riferimento a Colosimo: «C’è una cosa ulteriore che riguarda la presidente Colosimo, ed in particolare i rapporti con un suo zio coinvolto in indagini anche di Mafia nel passato. Specifico, a domanda, che la presidente è informata di questa nostra nuova tranche di inchiesta, perché lei è stata specificamente posta una domanda a riguardo. Lo zio era un commercialista che curava anche gli interessi dell’ndrangheta. Lei dice di non aver avuto rapporti con lui ma abbiamo riscontrato che in realtà gli procacciava alcuni clienti». Villani non stava certo facendo un excursus sulla trasmissione Rai per puro piacere, in quel caso sarebbe stato più congeniale accedere a RaiPlay. Il pm gli aveva infatti detto: «A me, in questo momento, interessa maggiormente un’altra cosa, su che cosa state lavorando ora?». Aggiungendo: «Vorrei sapere esattamente quali sono le cose più sostanziose in cui siete in questo momento impegnati e non necessariamente l’avete pubblicizzato. Anche servizi non pronti, su cui state ancora lavorando». Ed è lì che Ranucci menziona la Colosimo. Ma perché? A ribadire la posizione del Giornale è stato il direttore Tommaso Cerno ai microfoni dell’Adnkronos, sostenendo che «trovo strano che un grande giornalista di inchiesta come Ranucci possa non dico smentire, perché quella che ho letto non è una smentita, ma tentare di depistare un depistaggio pur sapendo che tutto ciò che lui ha riferito alla Procura di Roma è agli atti. Questi atti sono ormai non coperti da segreto. Noi li abbiamo pubblicati. Confermano parola per parola ciò che Il Giornale ha scritto. Invito quindi il collega, conduttore di Report, autore di grandi indagini giornalistiche a rileggere le sue dichiarazioni se si è dimenticato cosa ha detto al procuratore di Roma». Parole rilanciate da Raffaele Speranzon, vicepresidente dei senatori di Fdi.

Ed è un episodio, quello denunciato dal Giornale, che ha scatenato una dura presa di posizione nel centrodestra: gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno espresso solidarietà alla presidente, facendo quadrato attorno a lei ma denunciando al tempo stesso l’anomalia, per usare un eufemismo, dell’atteggiamento di Ranucci. Dall’opposizione l’unico partito a prendere posizione è Italia Viva, tramite le parole di Raffaella Paita che testimonia «la correttezza della presidente Colosimo che non può certo pagare con la sua reputazione fatti che riguardano un membro della sua famiglia. In ogni circostanza che abbiamo approfondito la sua conduzione è stata seria e indipendente ivi comprese le audizioni di Ranucci e di Del Mastro». A chiedere una presa di posizione alla Rai, alla luce degli ultimi fatti, è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «È opportuno che il comitato etico della Rai faccia le sue verifiche con rapidità».

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