Fratelli d’Italia ha deciso di presentare un’interrogazione parlamentare sulla notizia data da Il Giornale in cui riportiamo le indicazioni di Ranucci a Lavitola in cui gli dice, 39 giorni prima dell’attentato, che davanti casa sua ci fossero due auto: “I riscontri pubblicati oggi da Il Giornale, nell’inchiesta firmata dal direttore Tommaso Cerno insieme a Giulia Sorrentino e Pasquale Napolitano, delineano un quadro grave e profondamente inquietante che smentisce la ricostruzione finora accreditata. Non ci troviamo affatto di fronte a semplici indicazioni stradali, ma a elementi che sembrano prefigurare una vera e propria pianificazione”, fa sapere il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura ed Editoria della Camera.
“Come evidenziato dalle rilevazioni sui tabulati e sulle celle telefoniche — prosegue Mollicone — Valter Lavitola si trovava nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Torvaianica già il 13 luglio del 2024, con ben due agganci della cella di via di Lago Maggiore. A ciò si aggiunge la presenza nell’aprile dello stesso anno del suo factotum, Clesio Tavares, e un flusso costante di ben 72 chiamate in chiaro tra marzo e luglio 2024. Risulta quindi incomprensibile la finzione narrativa dello scambio di messaggi del 7 settembre 2025, in cui i due simulavano che Lavitola non conoscesse affatto il luogo”.
Soprattutto “sorgono interrogativi inquietanti a cui la Magistratura e l’opinione pubblica devono avere risposta: perché Ranucci specifica proprio la presenza delle “due auto posteggiate”, ossia i due veicoli che saranno poi direttamente coinvolti nell’azione dinamitarda? A cosa serviva questa precisazione su una strada pubblica? Per quale motivo questo dettaglio non è mai stato riferito agli inquirenti e perché il conduttore ha preferito non attivare la scorta? Elementi che saranno aggiunti all’interrogazione che presenteremo" e che sottoscrive anche il deputato di FdI, nonché membro della vigilanza Rai Francesco Filini. “Se questo quadro venisse confermato, la posizione di Ranucci cambierebbe in maniera radicale e preoccupante: non saremmo più davanti alla figura di una vittima, ma a un contesto opaco di concertazione. Si faccia immediata e totale chiarezza su ogni ombra di questa vicenda. È fallito anche il tentativo de Il Fatto di sminuire la ricostruzione. Ranucci si comporta come politico, cosa che non si confà a chi è pagato dai cittadini per fare servizio pubblico”.
