La guerra tra Sigfrido Ranucci e la Rai è ufficiale e finisce davanti a un giudice. Dopo settimane di scontri, accuse, comunicati e una rottura ormai consumata, l’ex conduttore di Report, l’uomo dalla «schiena dritta», ha deciso di trascinare il servizio pubblico davanti al Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, chiedendo di cancellare il provvedimento con cui il 28 agosto l’azienda lo ha rimosso e di essere immediatamente reintegrato sia alla conduzione sia alla responsabilità autorale del programma. Ranucci rivuole Report. Vuole essere il solo uomo al comando. Il ricorso d’urgenza è stato depositato ieri dai suoi legali: l’obiettivo è ottenere in sede cautelare la revoca della decisione Rai prima che il nuovo assetto diventi sostanzialmente irreversibile. Anche perché il calendario corre. Il 27 settembre scade il termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre differenti collocazioni professionali che gli sono state proposte dall’azienda. Poi c’è soprattutto l’8 novembre, giorno previsto per la partenza della nuova stagione di Report, che avrebbe intenzione di ricominciare proprio dalla storia che ha travolto Ranucci. È attorno a queste due date che la difesa costruisce anche il requisito dell’urgenza: aspettare i tempi di una causa ordinaria significherebbe rischiare di arrivare quando la nuova stagione è già partita. Ma è sul merito che lo scontro con viale Mazzini diventa frontale. I legali contestano le motivazioni utilizzate dalla Rai per giustificare la rimozione.
Nel mirino finiscono formule come «obiettiva situazione di incompatibilità», «continue pressioni» e «percezioni di opacità, commistione e interferenze». Secondo la difesa sarebbero espressioni pesantissime, capaci di incidere direttamente sulla reputazione professionale del giornalista. Ma forse dimenticano che è stato lo stesso Ranucci ad avere un rapporto diretto con Valter Lavitola, mandante reo confesso dell’attentato, tanto da confrontarsi con lui anche su questioni che riguardavano Report, come viene dettagliatamente spiegato nell’informativa del 30 agosto. Le mail sugli affari africani del faccendiere sono già finite sotto la lente degli investigatori: in uno degli scambi emersi Ranucci indicava espressamente che le informazioni richieste servivano per una «nostra inchiesta». Gli approfondimenti riguardano ora anche la natura e l’eventuale dimensione economica dei rapporti e degli interessi che ruotavano intorno a Lavitola, mentre gli inquirenti stanno cercando di comprendere fino a dove arrivassero i punti di contatto tra il faccendiere e il mondo professionale del giornalista. E c’è poi un dato che difficilmente può essere liquidato come una pressione politica: Lavitola è entrato nella sede Rai. Secondo quanto già ricostruito, risultano almeno due sue visite nella redazione di Report, nel 2019 e nel 2021. Un faccendiere con la storia giudiziaria e politica di Lavitola che entra nella redazione del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico è un elemento che esiste indipendentemente dalle polemiche successive e sul quale la stessa Rai ha avviato verifiche.
