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Ranucci pronto a sfidare la Rai. Per restare imbullonato a Report

Viale Mazzini cerca la via diplomatica ma il conduttore potrebbe rifiutare le proposte alternative. “Il mio sogno è continuare a far crescere la squadra”. Deciso a fare ricorso, si andrebbe per carte bollate

Lo show per presentare il suo libro Sigfrido Ranucci prosegue il tour per lanciare «Diario di un trapezista». Nella foto, lo spettacolo di martedì

Ranucci si ritiene il titolare di Report e, dalle ultime dichiarazioni, sembra avere ancora qualche asso nella manica. Perché, in fondo, cosa c’è meglio di Report? A chiederlo in modo ironico e pleonastico è lui stesso, interpellato dai cronisti in merito alle decisioni che sta prendendo la dirigenza Rai in queste ore. La scelta sul suo ricollocamento, però, è tutt’altro che semplice. Una delle ipotesi che potrebbe mandare all’aria il piano della dirigenza è proprio una sua eventuale (e possibile) opposizione, che innescherebbe un meccanismo che potrebbe finire per le vie legali.

Infatti, nel caso in cui Ranucci dovesse rifiutare tutte e tre le ipotesi che gli verranno paventate (tra cui spiccano il Tg3 e RaiNews ma non come conduttore), gliene verrebbe assegnata una d’ufficio. Ed è proprio qui che Sigfrido potrebbe fare ricorso.

Un elemento che viene difficile non ipotizzare, soprattutto se consideriamo le sue ultime esternazioni: «Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti». Parole tutt’altro che casuali. Usa come tempo verbale il passato, ma ci tiene comunque a ribadire che «non vedo perché bisognerebbe ricorrere a figure esterne che non hanno la memoria di Report». Il tema che si pone, però, è di opportunità: la situazione in cui si trova la Rai è complessa e altrettanto paradossale. Se, da un lato, la Commissione Vigilanza si è dimessa proprio nel cuore dell’inchiesta, facendo in modo che tutta una serie di approfondimenti fossero difficili da eseguire, dall’altro c’è lo spettro agitato dalle opposizioni, in particolare dal Movimento 5 Stelle, che sostiene si tratti di una mossa politica. Uno spettro che in Viale Mazzini vogliono scongiurare, cercando una via diplomatica per risolvere una vicenda dai contorni opachi. Perché, oltre al danno d’immagine per l’azienda, si rischierebbe che i lavori della squadra di Ranucci non vengano visti più con la medesima «purezza» con cui una parte di pubblico prima li recepiva. E questo non solo perché il mandante dell’attentato contro il conduttore, il reo confesso Valter Lavitola, fosse al contempo fonte e amico della vittima. Ma perché la penetrazione del faccendiere in redazione sarebbe stata consistente. Basti pensare che Daniele Autieri (autore di numerose inchieste) la notte della perquisizione scrisse a Lavitola perché avvisato di quanto accaduto. O che si stia pensando a un audit, dopo l’avvenuta convocazione del comitato etico, la cui relazione sembra non essere stata affatto morbida. Motivo per cui sono i suoi stessi giornalisti a temere che Ranucci resti in un clima di forte tensione: lui non sembra essere intenzionato a trattare e viene descritto come asserragliato nel suo ufficio.

Un atteggiamento che, se dovesse proseguire, potrebbe compromettere la pianificazione di questa parte della stagione. Report, quindi, rischia di non partire più l’8 novembre. Mentre molti dei suoi (ex) fedelissimi si starebbero candidando proprio per sostituirlo, c’è chi si chiede cosa succederà se poi non dovesse andare via. Ma sembra che il dialogo con i suoi, in continuità con il passato in cui c’era un solo uomo al comando, sia l’ultimo dei pensieri di Sigfrido,

PaNa

GiuSor

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