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Sale l’allerta, vietati i cortei pro Hamas. Askatasuna e islamisti: “Pronti alla lotta”

Sull’onda del caos in Francia, antagonisti pronti a occupare le scuole e a scendere in piazza proprio oggi da Torino a Bologna. Per il Viminale c’è il rischio che il contesto internazionale provochi contrapposizioni violente. Stop alle manifestazioni in diverse città

“L’Europa è un incubatore di terroristi”. Ora l'allarme arriva pure dagli Stati Uniti

Se a Parigi va in scena una guerriglia, in Italia anche l’area antagonista più violenta prova a salire sul treno della nuova protesta studentesca. Mentre a Torino dal Regina Margherita al Giulio fino al Lagrange (le scuole del capoluogo piemontese) si moltiplicano occupazioni e scioperi, arriva il sostegno della galassia che ruota attorno ad Askatasuna. Stanno aumentando gli scioperi e le occupazioni negli istituti torinesi. L’ centro sociale occupato plaude esprimendo «solidarietà con gli studenti in lotta». È un passaggio chiave che denota un’escalation, perché il nuovo fronte dell’antagonismo studentesco, che Il Giornale aveva anticipato, sta prendendo forma proprio in queste ore e guarda esplicitamente a quanto accaduto fuori dall’Italia. Si appellano alla «rivolta» per il «rilancio» giovanile del «proprio protagonismo» e hanno intenzione di attuare questo piano facendo arrivare i rinforzi da Oltralpe. Al Lagrange gli studenti hanno dichiarato di voler «fare come in Francia». Un modello di mobilitazione che punta a partire dalle scuole per allargarsi progressivamente alle strade. E all’interno di questo fronte emerge anche la presenza di stranieri e ragazzi di seconda generazione, protagonisti di alcune delle nuove sigle studentesche torinesi. E a questo mosaico si aggiunge l’antagonismo organizzato. Askatasuna e le realtà che ne condividono le battaglie offrono alle occupazioni una sponda politica e militante che porta il fenomeno oltre la singola protesta scolastica. Mondi diversi iniziano a guardare alle medesime mobilitazioni, allargando il bacino e innalzando il livello dello scontro. A Bologna dove sono stati scanditi slogan contro la polizia, «Jeunesse en colère» ha chiamato una piazza di solidarietà per gli studenti francesi, per «una rabbia che si sa trasformare in lotta e protesta». Le occupazioni arrivano alla vigilia del 7 ottobre, anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele, una data sulla quale l’attenzione dell’apparato di sicurezza è particolarmente alta. Il Viminale ha già dedicato nello scorso comitato nazionale uno specifico approfondimento alle manifestazioni previste in queste giornate e disposto un rafforzamento dei dispositivi di sicurezza. Le prime piazze sono già state fermate. A Lecco, così come a Lucca, la Questura ha vietato la manifestazione prevista per oggi. A Bergamo, secondo quanto annunciato dagli stessi organizzatori, il questore Vincenzo Nicolì ha adottato un analogo provvedimento nei confronti del presidio convocato da Rete Bergamo per la Palestina, Unione Democratica Arabo Palestinese e Giovani Palestinesi d’Italia. La motivazione richiamata dagli organizzatori è il rischio che il contesto internazionale possa provocare reazioni fra posizioni ideologicamente contrapposte, aumentando «l’indice di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica». Una normalità visto che avevano deciso di scendere in piazza per elogiare un attentato terroristico. Ma loro non hanno intenzione di fermarsi e, come di consueto, sfideranno lo Stato: oggi hanno indetto una conferenza stampa in piazza Vittorio Veneto. Accusano le autorità di utilizzare la sicurezza pubblica per «reprimere il dissenso» mentre rivendicano la «Resistenza del popolo palestinese». In provincia di Vicenza, a Thiene, dove è stata vietata la manifestazione per i medesimi motivi, il consigliere comunale di Avs, Alaeddine Kaabouri, ha organizzato un presidio davanti al municipio: «Tre anni da quel 7 ottobre 2023. Tre anni di occupazione a Gaza». A Bologna, invece, si è mossa Potere al Popolo, per convocare una conferenza stampa vicino l’Università. È su questo intreccio che si concentra l’attenzione delle forze di Polizia: occupazioni studentesche, seconde generazioni, area antagonista e mobilitazioni islamiste. Il 7 ottobre rappresenta il primo appuntamento sensibile, ma l’allerta guarda oltre. Il 10 ottobre è prevista una mobilitazione più ampia e il livello di attenzione del Viminale, sempre elevato, sarà calibrato città per città sulla consistenza delle piazze e sulle realtà che vi aderiranno.