Sono le Brigate Salis, quelle del Lambretta, famigerato centro sociale di Milano che manifesta eccitato dall’europrodigio di Avs sotto la bandiera dei partigiani complici del sanguinario Tito. Ilaria, sui social, mostra orgogliosamente il tricolore con la stella rossa che garrisce. La folla è composta da perdigiorno, alcuni ornati di kefiah. Le avanguardie, sotto altre bandiere della Palestina, reggono uno striscione contro Matteo Salvini, il quale davanti al centro sociale in via Rizzoli ha organizzato un presidio per la sicurezza con l’eurodeputata Silvia Sardone. «È una provocazione!», strillano i contestatori ai quali va riconosciuta la coerenza perché della sicurezza e della legalità se ne infischiano da sempre. Nel video la Salis ha inserito una scritta: «Sempre dalla parte dei centri sociali, sempre contro la Lega», ed è chiaro non c’era da aggiungere altro sulle foibe.
La notizia è stata subito pubblicata ieri mattina dall’edizione online del Giornale. L’onorevole, da ex insegnante, in tivù ci ha informati dell’esistenza del termine «zelanza». Adesso ha tenuto una macabra lezione di storia.
Il tricolore con la stella rossa richiama le Brigate Garibaldi, formazioni partigiane comuniste attive tra la fine della seconda guerra mondiale e i mesi successivi sul confine orientale. Parte delle milizie operavano in contatto con l’esercito jugoslavo del maresciallo criminale Josip Tito. La Salis ha deciso di martellare la memoria delle foibe, di cui fino a pochi anni fa altri insegnanti non parlavano nemmeno in classe, indottrinamento rosso di vergogna. Torniamo alla manifestazione.
Accanto alla bandiera con la stella rossa ne è stata issata un’altra di Alleanza Verdi Sinistra, ai cui leader, al solito, abbiamo chiesto se volessero commentare l’ultima della loro scoperta. Bonelli e Fratoianni ancora una volta non hanno risposto. La ragione l’ha spiegata il Giornale: temono di perdere i 176mila voti presi dalla Salis alle Europee. Ilaria, tra una Flotilla a Cuba e un evento a Bruxelles, ha consolidato pure il rapporto con Aleida Guevara, la figlia del criminale Che. La sua rete è vasta. Avs, avendo fallito sui temi ambientali, sviliti di volta in volta dai sassi dell’Adige in parlamento allo stesso Bonelli che ha piantato l’ombrellone nel Po in secca punta ai voti dei centri sociali e degli anarchici (oltre a quelli dei pro Pal), che i rossoverdi contendono ai 5Stelle. Tra le bandiere pro Tito e quelle di Avs ne sono spuntate anche di Rifondazione Comunista. In vista delle elezioni, in attesa di capire se il candidato a sindaco di Milano sarà lui o Calabresi, c’era il barbuto dem Pierfrancesco Majorino: «Non bisogna far campagna elettorale qui sulla pelle del quartiere», ha dichiarato senza riferirsi a se stesso, «quindi mi auguro che la Sardone non faccia più cose di questo tipo». Ci auguriamo che continui a farle Majorino. Che ha aggiunto: «Non c’è proprio bisogno di criminalizzare un’esperienza come il Lambretta che fa cose anche utili». Tra queste, stando alle indagini, l’assalto alla stazione di Milano del 22 settembre 2025 a cui avrebbero partecipato diversi rappresentanti, accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e porto d’armi abusivo. Come il cervello.
