Salta l'intesa, così arriva la stangata Iva

Per rinviare l'aumento al 22%, il governo vuole far pagare di più la benzina. Stop al decreto, il rincaro dell'imposta è quasi certo

Salta l'intesa, così arriva la stangata Iva

Roma - Ormai l'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per cento, atteso per martedì, è scontato. Il consiglio dei ministri non ha preso nemmeno in considerazione le ipotesi alternative fatte filtrare dal ministero dell'Economia. Ogni soluzione verrà esaminata - fanno sapere da Palazzo Chigi - solo dopo il chiarimento parlamentare. E visto che il dibattito alle Camere è previsto per martedì, gli spazi di manovra per scongiurare l'aumento dell'Iva sono ridotti; se non inesistenti. E con essi anche le possibilità - per questa maggioranza - di varare misure in grado di far scendere il deficit sotto il 3% del pil. E nella notte torna a circolare la voce di un possibile declassamente da parte delle agenzie di rating.
Sulle tasse si scatena il dibattito durante la riunione di governo. Al Pdl l'idea di votare un aumento delle tasse non va giù. «Non possiamo stare al governo se si aumentano le tasse e non si tagliano le spese», dice Angelino Alfano dopo che Enrico Letta aveva fatto sapere di mettere in stand by l'attività di governo, in vista del voto parlamentare. «La scelta del presidente del Consiglio di non bloccare l'aumento dell'Iva è un vero e proprio fallo di reazione», commenta un esponente di prima fila del Pdl. «Così come lo erano le coperture previste in sostituzione dell'aumento dell'Iva».

Prevedevano che per coprire il mancato aumento dell'Iva sarebbe cresciuta l'imposta sulla benzina di 2 centesimi fino a febbraio, e di 2,5 da febbraio; sarebbe salito dal 101 al 103 per cento l'acconto Ires ed Irap pagato dagli imprenditori; sarebbero aumentate anche le sigarette. Ma, soprattutto, che l'Iva al 22 per cento sarebbe comunque scattata a partire dal 1° gennaio 2014. In compenso, l'Economia recuperava 330 milioni per finanziare la cassa integrazione in deroga. E con uno sconto sulla sanatoria pensava anche di incassare 440 milioni (contro i 600 previsti) dai concessionari delle sale di slot machine. Nel testo del decreto-fantasma, poi, veniva creato un Fondo per l'emergenza dell'immigrazione. Doveva avere una dotazione finanziaria di 190 milioni. La bozza non spiegava se queste risorse erano o meno aggiuntive, rispetto agli stanziamenti in atto. Se lo fossero state, il Fondo veniva finanziato con una parte dell'aumento della benzina.

Il Codaconds calcola che l'aggravio per le famiglie sarà di 275 euro. Anche in considerazione del fatto che l'aumento dell'Iva non è stato cancellato, ma solo rinviato. Per le imprese, invece, gli Artigiani di Mestre stimano l'onere fiscale aggiuntivo in 890 milioni. «Con queste coperture viene meno la ragione del governo», sottolinea Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera. Infatti, i ministri del Pdl - appena lette le coperture individuate - si attrezzano per la battaglia già prima del consiglio dei ministri. Durante la riunione, dopo lo scontro fra Letta ed Alfano e tra Alfano e Franceschini, anche Saccomanni si sfoga: sono mesi - dice il ministro dell'Economia - che vengo attaccato. Ma il mio dovere - aggiunge - è quello di difendere i conti pubblici. Il clima è tale che viene anche accantonato il testo del regolamento che avrebbe dovuto frenare l'operazione Telefonica in Telecom, attribuendo poteri speciali al premier.